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La responsabilità sociale del progettista grafico

Intervista a Fabrizio M. Rossi, Direttore dello studio Ikona, che ha curato il progetto grafico e l’art direction del libro La dislessia. Dalla scuola al lavoro nel terzo millennio.


Il libro La dislessia. Dalla scuola al lavoro nel terzo millennio è stato realizzato secondo criteri progettuali di alta leggibilità, tenendo conto delle modalità di lettura dei dislessici.

Come è nato il legame con i testi ad alta leggibilità?

Credo che il progettista grafico abbia una “responsabilità sociale” nei confronti del pubblico. Egli non è soltanto un professionista con spiccate doti creative ma si definisce anche attraverso il servizio che riesce ad offrire con il progetto grafico in generale e, in particolare, con quello delle pubblicazioni ad alta leggibilità. Questo è il punto di partenza, a mio avviso irrinunciabile, che, insieme ad una personale sensibilità all’argomento, mi hanno permesso di abbracciare questo tipo di impegno. Nel mio percorso professionale ho avuto modo di sperimentare molti dei diversi approcci che sono richiesti a seconda del pubblico a cui ci rivolgiamo col nostro progetto. Realizzare un libro per bambini è, ovviamente, molto diverso dal progettarne uno per lettori maturi. Forse però l’alta leggibilità è proprio un elemento unificante: dovrebbe essere adatta a tutti e usata per tutti, non solo per chi ha difficoltà di lettura. Anche come docente (di Lettering e Type design all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie, ndr) ho riscontrato un aumento sempre maggiore di autoconsapevolezza da parte dei lettori deboli da un lato, di lettori dislessici dall’altro. Prima eravamo noi docenti ad accorgerci delle loro difficoltà, ora invece l’attenzione al tema è molto più ampia. Pertanto, il passo che mi ha condotto ad occuparmi di soluzioni grafiche per agevolare la lettura per chi ha specifiche difficoltà è stato molto breve.

In che modo si progetta un testo per lettori dislessici?

Partendo dal presupposto che non si possono progettare libri esclusivamente per dislessici, né tantomeno si possono ripensare tutti i testi pubblicati fino ad ora e avviare un’impresa impossibile, l’obiettivo che ci dobbiamo porre è creare libri che siano più leggibili per tutti. Per fare questo bisogna affrontare la progettazione in maniera differente dal solito. Fino a poco tempo fa si pensava che il carattere tipografico avesse un ruolo primario (se non addirittura esclusivo) nell’agevolare la leggibilità. Infatti, alcuni dei problemi più comuni riguardano la specularità di alcune lettere, ad esempio la p e la q minuscole (ma anche la m e la n, o la p e la b). Queste lettere tendono a creare confusione in un lettore dislessico o debole, mentre sono perfettamente distinguibili per molte altre persone. Pertanto, è necessario che il carattere scelto sia progettato con differenze estremamente calibrate fra le lettere speculari, in modo da agevolare la lettura ma senza disturbarla. Successivamente, grazie a una serie di studi1, ci siamo resi conto che il carattere tipografico è solo uno degli attori sulla scena della cosiddetta alta leggibilità. Scegliere un buon carattere con delle specifiche caratteristiche è importante, ma non può mancare di essere inserito all’interno di un progetto che segua una serie di parametri molto precisi. Tra questi: l’avvicinamento tra i caratteri, l’interlinea e i margini devono essere programmati con maggiore generosità; la composizione deve essere possibilmente a bandiera sinistra, perché sembra che “l’effetto muro” determinato dalla composizione giustificata sia particolarmente molesto per i lettori deboli e dislessici; la sillabazione andrebbe evitata perché chi legge è costretto a ricostruire l’interezza della parola interrotta e mandata a capo con un trattino; infine, il contrasto tra il colore tipografico (ovvero la quantità di inchiostro) e la carta non deve essere troppo forte, ecco perché si predilige la carta avoriata (usomano), al fine di agevolare ulteriormente la lettura.

Quali gli ostacoli che si possono incontrare?

Senza dubbio il tempo a disposizione, a causa della cura dei dettagli con cui il libro deve essere progettato. Inoltre, sono rari gli editori che affrontano questo tipo di progetti, poiché essi richiedono un maggior impegno in termini di costo oltre che di tempo.

Uno sguardo al futuro, che prospettive immagina?

Nel corso di type design che svolgo presso l’Accademia delle Arti di Roma offro agli studenti la possibilità di progettare e realizzare caratteri tipografici ad alta leggibilità. Il carattere usato nel libro, TestMe, sarà completato dal maiuscoletto realizzato proprio dagli studenti dell’Accademia, poiché il progetto del carattere è “open access” e aperto a qualsiasi intervento. Penso che sia fondamentale insegnare agli studenti, futuri professionisti della comunicazione visiva, a progettare per l’alta leggibilità, così come è importante diffondere tra noi professionisti di oggi la cultura e la pratica di questo modo di progettare. Il nostro impegno in questo senso, come docenti e come professionisti, è rilevante. Ci auguriamo che siano sempre più numerosi anche gli editori a percorrere la via dell’alta leggibilità.

Da dove nasce l’idea per la prima di copertina?

L’idea era di cercare un’immagine che rilanciasse il messaggio di fondo del libro: la dislessia non è un disturbo ma una neurodiversità; mi è sembrato che questa figura surreale e fantastica, caratterizzata dalla visione aerea, richiamasse il tema dell’immaginazione, della creatività, della capacità di avere uno sguardo diverso sulla realtà che l’autrice individua come caratteristica delle persone dislessiche.

Mi piaceva poi che la balena (che può rappresentare in un certo senso la scuola, di cui si parla molto nel libro) sia il veicolo che porta i bambini, ma al tempo stesso sia anche guidata dai bambini in un viaggio avventuroso che, come il libro stesso, ci spinge a considerare la realtà da un punto di vista inedito.

Martina Teodoli, coordinamento editoriale,
Il Pensiero Scientifico Editore


  1. Perondi L, Gerbino W, Chia B et al. Tipografia parametrica e Developmental Dyslexia. MD Journal, 3, 88-113.

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