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Ospedali rasi al suolo?

Pensa che in generale per risanare una struttura a padiglioni come quella del Policlinico Umberto I sia necessario raderla al suolo come sostiene il senatore Ignazio Marino?

No, non necessariamente. In Europa ci sono molti altri esempi di ospedali a padiglioni nei quali sono stati realizzati interventi radicali di riqualificazione e di nuova edificazione. Bisogna anche considerare la localizzazione delle strutture ospedaliere e il riferimento che rappresentano nell’ambito del contesto urbano. Il Policlinico è inserito in un “quartiere di grandi recinti specialistici”, che rappresenta un fondamentale sistema di attrezzature di livello urbano, metropolitano, regionale e nazionale, e di rilevanza strategica per la città.
Oggi quest’area è satura per la proliferazione delle attrezzature tecnologiche, di servizio, dei parcheggi. È quindi necessario realizzare un intervento di riqualificazione complessiva, nella linea della concentrazione delle funzioni omogenee, della distinzione della didattica-ricerca, del recupero degli spazi interni e della chiarezza dell’impianto, della razionalizzazione dei percorsi.

Sappiamo che esiste un progetto di intervento per il Policlinico Umberto I. Cosa prevede? Quando partirà?

Si, il progetto di ristrutturazione del Policlinico presentato dal Direttore generale nell’anno 2006 è organizzato in due fasi di intervento. Fino ad oggi si è atteso il trasferimento degli immobili dal Demanio all’Università e da quest’ultima all’Azienda, atto indispensabile per procedere all’avvio della progettazione definitiva e all’avvio dei lavori. È notizia di oggi che i Ministri dell’Università e della Sanità hanno raggiunto l’accordo per il trasferimento diretto degli immobili dal Demanio all’Azienda, accelerando così i tempi di inizio degli interventi.

Pensa che l’inchiesta dell’Espresso sortirà come effetto un’accelerazione o un rallentamento del progetto di intervento?

L’inchiesta ha avuto l’effetto di focalizzare l’attenzione sui tempi burocratico-amministrativi necessari per avviare i lavori e questo è senz’altro un elemento positivo.


Policlinico Umberto I di Roma: breve descrizione del piano di intervento

A cura di Raffaela Bucci

Il programma degli interventi prevede la realizzazione di un nuovo edificio localizzato nell’area attualmente occupata principalmente dai Dipartimenti di area medica.
Il numero di posti letto attualmente presenti nell’area di intervento è di 50 unità.
Il programma di riorganizzazione dei DAI (Dipartimenti Assistenziali Integrati), che l’Azienda sta procedendo ad attivare, è l’occasione per ricollocare le diverse unità operative, con l’obiettivo di semplificare il processo di liberazione in tempi rapidi degli edifici per i quali è previsto l’abbattimento nella prima fase dell’intervento di ristrutturazione edilizia (IV, V e VI Padiglione).

L’area individuata per la nuova edificazione, anche in considerazione dell’analisi storica effettuata e della soluzione ipotizzata per la realizzazione di un nuovo edificio che non incida su strutture di fondazione diverse da quelle esistenti, ha una superficie complessiva di circa 7500 mq (120 x 65 metri).
Attualmente i tre padiglioni ospitano poche attività assistenziali e versano in condizioni di manutenzione assai scadenti.
Il volume complessivo delle strutture è elevato rispetto all’effettiva disponibilità di superficie interna, dal momento che i tre edifici non sono stati ristrutturati e si sviluppano nei tre livelli previsti dal progetto originario.

Questo intervento comporta la realizzazione di una costruzione su 6 livelli in cui devono essere localizzati i seguenti servizi:

  • 350 posti letto di degenza ordinaria
  • day division per attività a ciclo diurno di carattere medico
  • area ambulatoriale
  • servizi di supporto sanitari e generali.

Questa nuova struttura è il primo intervento che deve essere realizzato, sia perché dal punto di vista della logistica di cantiere risulta meno in grado di interferire con l’economia complessiva dell’organizzazione ospedaliera, sia perché esso deve costituire struttura “polmone” per tutti i successivi interventi previsti dal programma.
In contemporanea è prevista la realizzazione di un nuovo edificio ad alta tecnologia inserito nell’area delle attuali strutture economali e armonicamente integrato con il sistema delle gallerie epigee di alto valore artistico e storico.
Attualmente, l’area è occupata da uffici amministrativi e dalle cucine per le quali è già in fase di elaborazione un progetto di esternalizzazione globale.
L’area ha una superficie complessiva di circa 2500 mq (50 x 50 metri).
Anche questo intervento comporta la realizzazione di una costruzione di 6 livelli in cui devono essere localizzati i seguenti servizi:

  • 24 sale operatorie
  • radiologia generale
  • 20 posti letto di terapia intensiva e 20 posti letto di terapia sub-intensiva.

Questo nuovo edificio costituisce elemento di razionalizzazione delle attività chirurgiche, diagnostiche e intensive.
Il programma degli interventi prevede anche la ristrutturazione dell’Istituto Regina Elena, già precedentemente sede di attività ospedaliere da destinare a nuova sede della Clinica Ematologica e dell’Oncologia.
La seconda fase del piano di interventi vedrà la realizzazione di un altro blocco destinato ad attività di ricovero, del nuovo DEA e la riqualificazione dell’intera area ospedaliera, destinando a funzioni universitarie tutti gli edifici del fronte storico (circa 70.000 mq).

Il 'caso Ospedali'

  • Fabrizio Gatti. Policlinico degli orrori. L’Espresso 2007, n. 1.
  • Il Policlinico? Ricostruiamolo altrove, lì meglio un museo. Intervista di Roberto Monteforte a Ignazio Marino. L’Unità, 6 gennaio 2007.
  • Margherita De Bac. “Qui non è a posto nemmeno un sasso“. Con intervista a Ubaldo Montaguti. Il Corriere della sera (Cronaca di Roma),6 gennaio 2007.
  • Carlo Piccozza. “Se qui c’è rischio infezioni chiudo subito il Policlinico“. Con intervista a Ubaldo Montaguti. La Repubblica, 6 gennaio 2006.
  • Elena Dusi. “Ecco le priorità del mio piano terapie sicure. Ridurre le vittime“. Intervista al ministro Livia Turco. La Repubblica, 6 gennaio 2006.
  • Paolo Boccacci. “Umberto I, chi ha sbagliato paghi“. Intervista a Piero Marrazzo. La Repubblica, 7 gennaio 2006.
  • Elena Dusi. “Camici sporchi e mani trascurate così il pericolo s’annida in corsia“. Intervista a Paolo Cornaglia Ferraris. La Repubblica (Cronaca di Roma), 7 gennaio 2007.
  • Eleonora Martini. “Ma qui siamo ai livelli Usa“. Intervista a Vincenzo Vullo. Il Manifesto, 7 gennaio 2007.
  • Umberto Veronesi. “Meno strutture, medici a tempo pieno così si può superare l’emergenza“. La Repubblica, 8 gennaio 2006.
  • Giampaolo Pansa. In corsia si muore e i partiti rompono. L’Espresso 2007, n. 2.

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