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Riprendiamoci il latte

Mercoledì 14 novembre, un gruppo di oltre 50 persone, in gran parte donne ed in gran parte madri che allattavano i propri figli, hanno manifestato davanti al Parlamento. Scopo della manifestazione, promossa dall’Associazione Culturale Pediatri (ACP), dall’Associazione Italiana Consulenti Professionali per l’Allattamento al Seno (AICPAM), dalla Rete Internazionale d’Azione sugli Alimenti per l’Infanzia (International Baby Food Action Network, IBFAN Italia), da La Leche League Italia (LLLI) e dal Movimento Allattamento Materno Italiano (MAMI), era chiedere al Parlamento ed al Governo una legislazione più rigorosa per il marketing dei sostituti del latte materno.

Perché questo sit-in?

L’Italia, come tutti gli altri stati membri dell’Unione Europea (UE), ha sottoscritto nel 1981 il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno dell’OMS; ha sottoscritto anche tutte le successive pertinenti risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità. Ma non ha mai approvato una legislazione in conformità al Codice Internazionale stesso. L’attuale legislazione italiana (DM 500/94 e DM 46/05) deriva dalla Direttiva 321/91 della Commissione Europea (CE), che era ben lungi dal Recepire il Codice Internazionale nella sua integrità. Nel Dicembre del 2006 la CE ha emanato una nuova Direttiva, la 141/06. Anche questa, purtroppo, non recepisce il Codice Internazionale.

Ci può spiegare?

Si limita solamente a sancire che i latti di partenza sono adatti fino ai sei mesi e che quelli di proseguimento si dovrebbero usare solo dopo questo limite d’età; pone inoltre dei limiti, pur senza proibirli, ai cosiddetti “health and nutrition claims” (tipo: “rinforza le difese naturali del bambino”) ed aggiorna il regolamento per quanto riguarda la contaminazione da pesticidi.

Qual è la posizione dell’Italia rispetto questa direttiva?

Il Governo italiano, come tutti gli altri governi dell’UE, deve recepire la Direttiva 141/06 entro il 31 Dicembre 2007. Ha due possibilità: “fotocopiare” la Direttiva, o migliorarla. Le bozze di decreto ministeriale a recepimento della Direttiva attualmente in possesso delle associazioni che hanno organizzato la manifestazione del 14 novembre sembrano andare nella seconda direzione. Ma non raggiungono certamente lo scopo; siamo cioè ancora lontani da quanto previsto dal Codice Internazionale.

Quali sono le vostre le richieste?

Le nostre richieste sono in linea con quanto votato all’unanimità dalla Commissione Infanzia del Parlamento il 2 ottobre 2007 (che impegna il Governo “a cogliere l’occasione del recepimento della Direttiva 141/06 per garantire un elevato standard di tutela della salute della donna, dei bambini e delle bambine e per adeguare la legislazione al Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno del 1981 e alle successive pertinenti risoluzioni dell’Assemblea dell’OMS, tenendo in tale sede conto delle norme previste in materia dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989, resa esecutiva in Italia con la legge n. 176/91”) e con quanto previsto dal Ministero della Salute nel programma “Guadagnare salute” (“Assicurare il costante controllo del rispetto delle disposizioni legislative relative alla produzione e commercializzazione dei sostituti del latte materno, con particolare attenzione ai contenuti derivanti dal codice OMS”), sottoscritto nel 2007 da numerosi altri ministeri, da sindacati, associazioni di produttori e consumatori e da altri enti ed istituzioni governativi e non.

Il 14 novembre la delegazioni delle cinque associazioni promotrici del sit-in ha incotranto i rappresentati del Presidente Bertinotti e della Ministra Turco. Come è stato recepito il vostro manifesto?

La delegazione delle cinque associazioni promotrici che ha incontrato il delegato del Presidente Bertinotti, impegnato in aula, ha ricevuto assicurazioni sul sostegno che il Parlamento è intenzionato a dare all’iniziativa, ricordando al Governo gli impegni presi e, se necessario, varando apposite leggi. I delegati della Ministra Turco, impegnata al Senato a votare la finanziaria, hanno pure assicurato l’impegno del Governo ad andare oltre la Direttiva 141/06, ma hanno anche espresso alcune preoccupazioni. Sembra infatti che, informata di questa intenzione, la CE abbia “scoraggiato” il Governo italiano dal procedere in questa direzione, incoraggiandolo cioè ad attenersi alla lettera della Direttiva stessa.

Quale sarà il vostro prossimo passo?

Le associazioni, ovviamente, non accettano questo dictat ed invitano il Ministero della Salute non solo a mantenere gli attuali miglioramenti, ma ad andare oltre ed a recepire per quanto possibile i punti elencati nel manifesto. ACP, AICPAM, IBFAN Italia, LLLI e MAMI sono quindi intenzionate ad entrare in contatto con la CE, ed in particolare con Markos Kyprianou, Commissario alla Salute, per porre questa semplice domanda: può la CE obbligare il Governo di uno stato membro ad andare contro le politiche espresse dal Parlamento e dal Governo stesso, soprattutto quando queste sono chiaramente a favore di un miglioramento della salute pubblica?

21 novembre 2007

Il manifesto per la difesa dell’allattamento al seno

Il volantino distribuito in piazza il 14 novembre, sottoscritto da una quarantina di altre associazioni e, online, da oltre 1000 cittadini e cittadine, e consegnato, da delegazioni delle cinque associazioni, al Presidente Bertinotti ed alla Ministra Turco, chiede che:

  • Sia proibito qualsiasi tipo di pubblicità (anche nelle cosiddette riviste di puericultura) per qualsiasi sostituto del latte materno, e non solo per i latti di partenza e di proseguimento, compresi biberon e tettarelle.
  • Siano chiaramente differenziati i diversi tipi di latte usando nomi, confezioni ed etichette diverse, e non solo il numero.
  • I genitori siano informati che i latti in polvere non sono prodotti sterili e ricevano istruzioni per la loro preparazione, conservazione ed uso conformi alle raccomandazioni dell’OMS.
  • Siano usati caratteri ben visibili per gli avvisi riguardanti la superiorità del latte materno, la difficoltà di riprendere l’allattamento al seno una volta iniziata l’alimentazione artificiale, e le improprie qualità nutrizionali dei prodotti artificiali.
  • Nessun alimento o bevanda, con l’eccezione dei latti di partenza, possa essere etichettato e commercializzato per lattanti che non abbiano compiuto i sei mesi.
  • Sia proibito qualsiasi contatto a scopo promozionale tra produttori e distributori di prodotti coperti dal Codice Internazionale e genitori (opuscoli, libri, altro materiale audiovisivo, valigette regalo, abbonamenti a riviste, club di mamme e bambini, promozioni o forum via internet, etc).
  • Sia proibito l’uso, diretto o indiretto, delle strutture e degli operatori sanitari da parte di produttori e distributori di prodotti coperti dal Codice Internazionale per convogliare verso gli utenti materiale informativo e promozionale; l’unico materiale informativo distribuito dagli operatori sanitari dev’essere quello prodotto dal Servizio Sanitario Nazionale.
  • Siano evitati i conflitti d’interesse vietando i regali e regolamentando rigorosamente le sponsorizzazioni per formazione e ricerca.
  • Sia proibita qualsiasi donazione o vendita sottocosto di prodotti coperti dal Codice Internazionale, nonché la distribuzione di campioni a strutture ed operatori sanitari.

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