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Ritratto di Adolfo Pazzagli

Lavoro e formazione professionale


Come giudica i cambiamenti che hanno attraversato la psichiatria dagli anni Cinquanta fino agli ultimi decenni?

Ci sono stati dei cambiamenti molto importanti e anche causa di problemi. L’introduzione degli psicofarmaci ha dato strumenti medici per agire razionalmente su alcune delle basi biologiche dei disturbi mentali. L’affermarsi, anche se sovente idealizzato e acritico, della psicoanalisi ha aperto conoscenze fondamentali sul mondo interno, sul suo ruolo nella patologia e sulle possibilità di cura attraverso una nuova relazione in un’ottica non più di “patologia dello psichico” ma di “psicologia del patologico”. La chiusura degli Ospedali psichiatrici ed i cambiamenti che ciò ha comportato hanno fornito alla psichiatria l’opportunità di cimentarsi nel trattamento anche dei casi più gravi. Da tutti questi cambiamenti sono sorte molte potenzialità che sono state sinora solo parzialmente colte ed attuate.

Sempre più si sottolinea l’importanza della qualità dell’assistenza. Nel settore della salute mentale, come si pone l’operatore rispetto alla richiesta o all’esigenza di misurare in maniera obiettiva l’esito dei loro interventi?

Esiste una qualità misurabile, se pur con difficoltà, con strumenti complessi che si riferiscono soprattutto alla oggettivazione e misurazione di sintomi e condotte. Esiste poi una qualità affettiva profonda, che richiede l’uso di se stesso da parte dell’operatore e coinvolge profondamente l’utente. Quest’ultima qualità, che per definizione è intersoggettiva, è di difficilissima valutazione oggettiva: richiede strumenti particolari, ad esempio le supervisioni, ed è valutabile ma, probabilmente, non al momento misurabile. La confusione fra i due livelli rischia di far apparire validi e misurabili interventi solo superficiali del primo tipo.

Il dibattito sulla psicoterapia quale disciplina scientifica non è mai stato chiuso dai tempi di Freud. La nascita della “consulenza filosofica” non potrebbe indebolire ancor di più la considerazione scientifica che viene data alla psicoanalisi e alla psicoterapia? Ritiene che il dialogo filosofico possa aiutare a prendersi cura di se stessi e a curare un disagio?

Temo in effetti che la “consulenza filosofica” possa facilitare l’affermarsi di involuzione di psicoterapie e psicoanalisi verso un occultismo per iniziati, a spese invece del progredire verso quello sviluppo scientifico che per il suo metodo la psicoanalisi può permettersi. Il riportare i propri problemi, su base prevalentemente razionale, ad un più vasto tema che riguarda problematiche filosofiche certe volte può essere utile e può anche far sentire meglio chi soffre ma rischia di potenziare una visione onnipotente di S, facendo, alla lunga, star peggio il soggetto nei rapporti con se stesso, con la propria storia, con le proprie peculiarità e con gli altri.

Può dire di avere avuto un Maestro?

Non uno ma diversi, universitari e psicoanalitici. Ma, in definitiva, se pure in modo oggi sovente descritto come antiquato, mi pare che il mio principale maestro sia stato Sigmund Freud.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì dove e per quanto tempo?

Non per ragioni professionali.

La maggiore soddisfazione professionale?

Non mi è possibile fare una sorta di graduatoria senza poterla almeno in parte attribuire a miei momenti di euforia o di depressione. Esiste la soddisfazione legata alla possibilità di buone sedute e di buoni trattamenti, con relazioni che si colgono mutative per entrambi i partecipanti, analizzato ed analizzante. Trovo anche molto gratificante trovare medici che mi dicono che le mie lezioni, a suo tempo, hanno mostrato loro possibilità diverse e nuove di fare il medico.

E la più grande delusione?

Sono stato fortunato, non mi pare di aver avuto grosse delusioni professionali.

Qual è la parte della suo lavoro più gratificante? E quella più noiosa?

La più gratificante, il lavoro diretto ed indiretto coi pazienti e l’insegnamento. La più noiosa? Banalmente ma concretamente il lavoro amministrativo e burocratico, pur necessario.

Quanto impiega ad andare al lavoro?

Circa mezz’ora.

Cosa ha appeso alle pareti del suo ufficio?

Vecchie fotografie e vecchi poster.

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Ricordi, passioni e…


Qual è stato il suo primo “esame”?

Avendo studiato privatamente (ero troppo piccolo per frequentare la scuola pubblica) è stato quello fra la prima e la seconda classe elementare. Ricordo una paura tremenda che oggi mi piacerebbe poter riprovare per una causa simile.

Qual è il suo più grande rammarico?

Avere quasi esclusivamente studiato per tutto il periodo dell’Università.

Ha delle paure nascoste?

Probabilmente molte, ma celate prima di tutto anche a me stesso.

Una lettera che non ha mai spedito?

In tempi recenti quella con la richiesta di pensionamento, una tentazione frequente.

Il compleanno più bello?

Oggi mi pare l’ultimo, in compagnia di una famiglia numerosa, con un numero crescente di nipoti.

Una cosa che la appassiona?

L’improvvisa comprensione di significati e il godimento estetico che possono sorgere  per un’opera d’arte o anche la Fiorentina quando gioca bene, soprattutto se vince.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Decisamente al tavolo.

Si mangia per sopravvivere o per godere? 

In condizioni di salute si possono separare queste due finalità?

Una trattoria della sua città, Firenze, che ci consiglia di provare…

Da “Tremoto” al Pian di San Bartolo.

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Curiosità


Qual è la prima pagina che guarda sul giornale?
La prima.

La televisione serve a guardare…

I notiziari, alcune discussioni e poco altro, ma serve soprattutto a valorizzare altri tipi di intrattenimento.

Un programma televisivo che vale la pena seguire?

Che tempo che fa“.

Chi le telefona più spesso?

Pazienti con problemi di separazione.

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Sicuramente l’alba.

E il miglior giorno della settimana?

Il venerdì.

La prima cosa che farebbe se fosse Ministro della Salute?

Probabilmente mi dimetterei per la complessità e vastità dei problemi che mi si presenterebbero. Desidererei fare qualcosa per rendere più di “squadra” il lavoro degli addetti alla Sanità.

Il politico che inviterebbe a cena?

Valdo Spini.

Si narra che solitamente lei arriva ai congressi con un abbigliamento casual per poi passare allo stile più formale e rigoroso della giacca e cravatta. Vuol forse dire che davvero l’abito fa il monaco? 

Non sono sicuro che sia sempre vero. Quando succede mi pare che il cambiamento mi renda più tranquillo e sicuro, monaco appunto.

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Lettura e scrittura


Come trova il tempo di scrivere e dove?

Prevalentemente nei ritagli di tempo, in una parte dei fine settimana, in casa. Oppure in montagna durante le vacanze.

Il computer è un alleato o un nemico?

Un alleato piuttosto infido e maligno.

Ha mai scritto una poesia o un diario?
Mai.

Come sceglie le sue letture?

Su indicazione di amici, per fiducia nello scrittore, a caso, secondo le circostanze.

Un libro che avrebbe voluto scrivere lei…

Naturalmente la “Divina Commedia”, “Guerra e Pace”, il “Faust” e anche  alcune strisce di Mafalda.

Quale libro ha sul comodino?

Suite francese” di  Irène Nmirovsky.

Qual è l’ultimo che ha regalato?

Underworld” di Don DeLillo.

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Tempo libero


Le piace ascoltare la musica? Quale musica ascolta e dove?

Essenzialmente mi piace musica classica che ascolto soprattutto mentre leggo o scrivo.

Ama il cinema?

In generale sì, ma col tempo sono divenuto di gusti sempre più difficili ed anche insofferente per le ovvietà psicologizzate.

L’ultimo volta che è andato al cinema?

L’ultimo film visto mi pare si intitolasse “Giardini in autunno” e mi è parso divertente ed originale.

Lo sport preferito?

Come praticante camminare in montagna; come spettatore il calcio.

Può dirci tre Paesi che sono nel suo cuore e le ragioni di questo affetto?

La Francia per il suo fascino, la capacità di mostrare bene le sue bellezzee poi perché ci vivono tre dei miei nipoti coi loro genitori. Gli Stati Uniti per gli spazi, la natura e la fiducia negli individui. La Svizzera per la natura ed il rispetto nella convivenza.

In quale città italiana le piacerebbe vivere se non abitasse a Firenze?

Probabilmente Roma che, oltre ad essere bellissima, è una sorta di campionario dell’umanità italiana Però è troppo grande.

La città italiana più bella?

Firenze, ovviamente.

La città europea più bella?

Firenze è in Europa, ma mi piacciono molto le città medievali tedesche.

Chiuda gli occhi: quale paesaggio ricorda con particolare emozione?

Fiesole e la valle del Mugnone.


Adolfo Pazzagli è condirettore, insieme ad altri nomi prestigiosi, della rivista Infanzia e adolescenza. La sua prima collaborazione con Il Pensiero Scientifico Editore risale al 1981 con la pubblicazione “Maternità come crisi” (P. Benvenuti, A. Pazzagli, M. Rossi Monti), a cui è seguita a distanza di dieci anni Schizofrenia: cronicità o bisogno inappagabile?(A. Pazzagli, R. Rossi). Pazzagli ha poi partecipato alla stesura del capitolo “Le gravidanze ‘impossibili’: uno studio sulla fecondazione artificiale“, del volume  “La gravidanze tra fantasia e realtà” a cura di Massimo Ammaniti (1992).

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