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Ritratto di Alessandro Liberati

Lavoro e formazione professionale
Può dire di avere avuto un Maestro?

Credo sia più giusto dire “dei maestri”. Credo in questo senso di esser stato davvero molto fortunato. Ne ho avuto più di uno e da tutti ho imparato cose molto diverse.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea?

Quattro anni tra Boston, Los Angeles e Oxford in periodi diversi.

Il suo più grande successo professionale? E la più grande delusione?

Fare quel che faccio, con grande entusiasmo e parecchi sogni ancora da realizzare. Vedere che molti, ai sogni, ci hanno già rinunciato.

Qual è la parte della suo lavoro più gratificante?

Quando mi sento di aver trovato il lato giusto per valorizzare le persone con cui lavoro.

E quella più noiosa?

Quando devo occuparmi di questioni organizzative e amministrative e, soprattutto, di conti e budget.

Qual è il commento più memorabile che ha ricevuto da un referee?

“Il suo lavoro è estremamente originale ed interessante ed è per questo che il Comitato editoriale di questa rivista le consiglia di inviarlo a…”.

Il refuso più “pericoloso” che le è sfuggito di mano…

In un articolo avevamo valutato l’appropriatezza dei ricoveri ospedalieri, usando un questionario inglese chiamato AEP, Appropriateness Evaluation Protocol. Una volta in stampa, ahimè, è diventato Appropriateness Evacuation Protocol.

Quanto impiega ad andare al lavoro?

Circa due ore, attualmente.

Cosa ha appeso alle pareti del suo ufficio?

Lo splendido calendario del 90° anniversario della Maserati, una carta geografica gigante del mondo, un poster di un famoso Morandi (non il cantante) e varie altre cosucce.

Ricordi, passioni e…
Qual è stato il suo primo “esame”?

È passato tanto tempo. Non saprei…

Qual è il suo più grande rammarico?

Non aver fatto il giornalista o l’organizzatore di viaggi e spettacoli.

Ha delle paure nascoste?

Sì, ma farei fatica a rivelarle.

Una lettera che non ha mai spedito?

Tante, praticamente un cassetto pieno. Per non dire di quelle pensate nei minimi particolari e mai scritte…

Il compleanno più bello?

Quelli delle decadi 30 e 50 – anche se per ragioni molto differenti. Quello dei 40 non l’ho festeggiato perché Berlusconi aveva appena vinto le sue prime elezioni…

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

Vivere in Italia, viaggiare conoscere nuove persone.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

La perdita dell’ingenuità che, fatalmente, avanza.

Una cosa che la appassiona?

Scherzare anche sulle cose apparentemente più serie o, per dirla in altro modo, non prendersi mai troppo sul serio.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Mi piace aiutare senza assumere responsabilità primarie.

Si mangia per sopravvivere o per godere?

Preferisco non rispondere.

Curiosità
Qual è la prima pagina che guarda sul giornale?

In genere la prima, ma di almeno due o tre giornali diversi.

La televisione serve a guardare…

Non saprei perché la guardo molto poco. Quest’anno ho cercato soprattutto di non perdere l’Infedele.

Chi le telefona più spesso?

Quelli che mi ricordano che sono in ritardo nel fare o scrivere qualcosa.

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Sicuramente l’alba.

E il miglior giorno della settimana?

Non so bene perché ma adoro il mercoledì.

La prima cosa che farebbe se fosse Ministro della Salute?

Non esiste proprio!

Il politico che inviterebbe a cena?

Di quelli in circolazione nessuno. Mi sarebbe piaciuto incontrare Enrico Berlinguer e Sandro Pertini.

Lettura e scrittura
Come trova il tempo di scrivere e dove?

Generalmente in treno o quando sono in giro senza una scadenza o meta precisa.

Il computer è un alleato o un nemico?

Alleato.

Ha mai scritto una poesia? O ha mai sognato di scrivere una poesia?

No, mi piace molto più la prosa come forma espressiva e credo che applicandosi si possano raggiungere intensità anche maggiori.

E un diario?

Sì, ma non in modo sistematico.

Quale libro ha sul comodino?

In questo momento tre: il “Viaggiatore Leggero” di Alexander Langer, “Il responsabile delle risorse umane” di Yehoshua, e la “Salute impaziente” di Rosi Bindi.

Qual è l’ultimo che ha regalato?

“Il Viaggiatore Leggero”, di Alexander Langer.

Tempo libero
Quale musica ascolta e dove?

In treno e macchina, di rado a casa. In questo periodo Locasciulli e Einaudi. Vivaldi è il mio must per la classica.

L’ultima volta che è andato al cinema? E a teatro?

“Million Dollar Baby” al cinema. “Cassandra”, libero adattamento dal libro di Christa Woolf, a teatro.

Treno, auto o aereo?

L’importante è muoversi. Ognuno di essi ha vantaggi e svantaggi; l’importante è usarli nel modo giusto. Se devo pensare vince la macchina, per contemplare meglio il treno.

La vacanza più bella?

Tante. Di getto mi ricordo soprattutto Baja California e Giordania. Magica la Città Proibita a Pechino.

La città europea più bella che ha visitato?

Madrid e Praga.

Lo sport preferito?

Nessuna originalità. Calcio (con maglia nerazzurra forever!) e tennis.

22 giugno 2005

Direttore del Centro Cochrane Italiano e responsabile del programma Ricerca e Innovazione dell’Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia Romagna, Alessandro Liberati è coordinatore scientifico del Master “Evidence-based medicine e metodologia della ricerca sanitaria” dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Nel 1987 nasce la collaborazione di Alessandro Liberati con Il Pensiero Scientifico Editore come curatore del libro “L’uso della statistica in medicina” di John Bailar III e Frederick Mosteller. Successivamente ha curato diversi volumi della casa editrice tra cui: “Etica, conoscenza e sanità. Evidence-based medicine fra ragione e passione“, “La Medicina delle prove di efficacia. Potenzialità e limiti della Evidence-based Medicine“, “Linee-guida per la pratica clinica. Metodologia per l’implementazione“, “Migliorare la pratica clinica“. È inoltre nel Comitato scientifico delle riviste Ricerca & Pratica e Politiche Sanitarie.

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