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Ritratto di Mauro Venegoni

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Lavoro e formazione professionale
 
Può dire di avere avuto un Maestro?

Posso dire di averne avuti tanti, persone eccezionali che mi hanno insegnato la professione, ma anche la coerenza delle proprie idee, la passione per le persone, specie le più umili e le più malate. Ricordo il mio primo maestro, con cui ho scoperto la passione per la medicina interna e per il ragionamento clinico, il professor Claudio Rugarli, che ho avuto la fortuna di incontrare da studente e nei primi anni dopo la laurea. Dopo vent’anni di clinica, ho preso un diploma in Epidemiologia a Montreal, alla McGill University. Là non ho avuto un solo maestro, ma quell’esperienza mi ha cambiato la vita.

Se tornasse indietro, rifarebbe le stesse scelte professionali?

Quando ho dovuto scegliere la Facoltà ero indeciso tra Medicina e Ingegneria. Ho pensato che non ero particolarmente intelligente, ma che avevo una grande passione per le persone, che mi sarebbe servita di più facendo il medico. Credo di aver fatto la scelta giusta. Per il resto (specialità ecc.) ho avuto una vita professionale così gratificante che rifarei le stesse scelte.

Scrivere quanto spazio toglie al lavoro?

Per molti anni il tempo per scrivere è stato quello durante le notti di guardia: il lavoro non ne risentiva, probabilmente lo scritto sì. Da quando non faccio più le guardie il tempo per scrivere ha tolto molto più tempo alla mia famiglia, soprattutto di sabato e di domenica.

Qual è la parte del suo lavoro più gratificante? E quella più noiosa?

Il lavoro è lavoro. In generale mi appassiona, ma è chiaro che ci sono parti e giorni che si fanno perché si devono fare.

Qual è stato il suo primo "esame"?

Ho passato la vita a fare esami. Il primo e forse più inaspettato è stato a sei anni, per entrare alle elementari, in seconda. La cosa strana è che gli esami davvero non finiscono mai: è quello che ho pensato quando ho dovuto seguire tre giorni di corso per poter fare l’ambulatorio per gli stranieri irregolari come volontario.

 
Ricordi, passioni e curiosità
Qual è il suo più grande rammarico?

Grandi non ne ho, ma comunque non li direi.

Quale forma di aggiornamento le sembra più utile (leggere, andare ai congressi, e-learning, ecc.)?

Il 90% del mio aggiornamento è costituito dalla lettura delle riviste. Una o due volte l’anno è utile andare ai congressi, soprattutto per i rapporti personali. Ma meglio non esagerare.

Qual è la sua rivista “preferita”?

Il NEJM e il BMJ.

Le capita ancora di sfogliare l’edizione cartacea di una rivista o consulta la letteratura solo su web?

Sono costretto a leggere per lo più sul web, ma è molto piacevole avere tra le mani la rivista cartacea.

Che rapporto ha con i social network?

Mi sembrano indispensabili per tenere i contatti con un numero elevato di persone che se no si perderebbero. Leggo quanto viene scritto, ma non scrivo se mi piace la nutella.

Utilizza Facebook, YouTube o Twitter?

Uso Facebook, quasi mai YouTube; Twitter non mi piace ma dà molte informazioni.

Usa gli sms anche come mezzo per comunicazione di lavoro?

Se ce n’è la necessità perché no?

Oltre la medicina può dirci una cosa che l’appassiona veramente?

Mi ha sempre appassionato lavorare con gli altri e per gli altri. Prima la politica, il sindacato, adesso il volontariato; sentirsi parte di comunità di persone unite dalla solidarietà e dall’amore per gli altri.

Conoscendo da vicino i problemi della formazione in Sanità, qual è la prima cosa che farebbe se fosse Ministro della salute?

Istituirei un ruolo per i giovani medici come i Residents in UK o gli Internes in Francia: due anni full time (rinnovabili) in ospedale in prima linea, con i senior supervisor.

In cucina preferisce stare ai fornelli o a tavola?

Sto a tavola il 95% delle volte, ma quel 5% che sto ai fornelli lo faccio pesare…

 
Lettura, cinema e teatro
Il suo romanzo preferito?

È cambiato negli anni: adesso è Vita e destino di Vasilij Grossman.

Quale libro ha sul comodino?

Follie di Brooklyn di Paul Auster.

Qual è l’ultimo libro che ha regalato?

Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson.

Ha un lettore di e-book? Ha mai acquistato un’edizione digitale?

Ho un kindle da due anni; ho letto una marea di libri free, molti libri in offerta, qualche libro a prezzo pieno. Per chi viaggia e chi va in metropolitana gli e-reader sono una grande opportunità.

Il cinema: qual è l’ultimo film che ha visto?

La regola del silenzio di Robert Redford.

Consiglierebbe un film particolare a un giovane collega?

A tutti consiglierei Chi lavora è perduto, primo film di Tinto Brass, 1963. Purtroppo introvabile.

 
Tempo libero
Qual è la città italiana dove si reca più volentieri?

Venezia, ma anche Roma.

E all’estero?

Sicuramente Parigi.

Il suo sport preferito?

Il rugby da guardare, lo sci di fondo da praticare. Quello che pratico di più è però andare in bicicletta per Milano.

16 gennaio 2013

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