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Lisbona, nazar boncugu e… un rammarico taciuto

 
Lavoro e formazione professionale
 
Può dire di avere avuto un Maestro?

Ne ho avuti più d’uno. A parte Antonio Balestrieri, mi piace ricordare Silvio Garattini, che mi ha iniziato alla ricerca scientifica subito dopo la laurea, e Michael Shepherd, dal quale ho imparato la psichiatria epidemiologica e molte altre cose.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì dove e per quanto tempo?

All’Istituto Mario Negri di Milano (per un anno e mezzo). Nel 1966 era come andare “all’estero”, tanto diverso era il Negri da altri istituti scientifici italiani. Poi, dopo un incontro con Shepherd, sono andato all’Institute of Psychiatry di Londra dove sono stato dapprima nel 1969, poi per vari periodi di tempo, e dove sono ora visiting professor. Ho avuto anche altre esperienze più brevi, in vari altri Paesi.

Il suo più grande successo professionale? E la più grande delusione?

Aver potuto organizzare a Verona un gruppo di lavoro numeroso (siamo all’incirca un centinaio) ed affiatato, con un forte approccio public health, che fa capo al Centro OMS di Ricerca sulla Salute Mentale e al Dipartimento di Salute Mentale di Verona-Sud e coniuga ricerca scientifica (psicosociale e biologica) e psichiatria di comunità. La più grande delusione? Devo pensarci…

Qual è la parte della suo lavoro più gratificante?

Il lavoro scientifico e quello clinico.

E quella più noiosa?

Il lavoro amministrativo.

Qual è il commento più memorabile che ha ricevuto da un referee?

“You didn’t really believe that this Journal was going to publish this, did you?”.

Quanto impiega ad andare al lavoro?

Di più di quanto impieghi a tornare a casa (alla sera, alle ore alle quali torno, c’è assai meno traffico!).

Cosa ha appeso alle pareti del suo ufficio?

Disegni e quadri di arte contemporanea ma anche un portafortuna che mi ha regalato un collega turco. Si chiama nazar boncugu.

Ricordi, passioni e…
 
Qual è stato il suo primo “esame”?

Istologia, con il professor Rodolfo Amprino, un docente di grande valore e rigore, che aveva fatto il Partigiano e che è stato un altro dei miei Maestri. Diceva, alle esercitazioni al microscopio: “Chi più sa, più vede”. Ho imparato che è vero anche per gli psichiatri, quando ascoltano i loro pazienti.

Qual è il suo più grande rammarico?

Non posso dirlo.

Ha delle paure nascoste?

No, sono tutte manifeste.

Una lettera che non ha mai spedito?

Più d’una. A volte scrivo lettere dure e piene di ironia, in risposta ad eventi professionali e per commentare comportamenti che considero non accettabili. Non le spedisco mai subito, ma attendo un paio di giorni. Alcune mi basta scriverle e non le spedisco (se decido che non ne vale la pena), ma le conservo. Sono molto divertenti!

Il compleanno più bello?

Quello di mia figlia, quando ha compiuto un anno.

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?

La mia autonomia.

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?

La fatica e la crescente difficoltà di procurarsi finanziamenti per la ricerca scientifica.

Una cosa che la appassiona?

Conoscere le persone, quelle che mi attraggono per la loro personalità.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?

Al tavolo.

Si mangia per sopravvivere o per godere?

Per godere moderatamente.

Curiosità
 
Qual è la prima pagina che guarda sul giornale?

La prima pagina, poi leggo tutti i titoli, in tutte le pagine, poi alcuni articoli.

Chi le telefona più spesso?

Le mie segretarie per passarmi le telefonate.

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?

Quello nel quale sono riuscito a risolvere un problema difficile.

E il miglior giorno della settimana?

Il sabato, forse, se posso rimanere a casa o andare in giro per Verona, senza far nulla. Ma non succede spesso.

La prima cosa che farebbe se fosse Ministro della Salute?

Non scherziamo… Comunque, una risata.

Il politico che inviterebbe a cena?

Per passare una piacevole serata o per avvelenarlo?

Lettura e scrittura
 
Come trova il tempo di scrivere e dove?

A casa, alla sera. A volte la domenica.

Il computer è un alleato o un nemico?

Un infido alleato, ma infido per colpa mia.

Ha mai scritto una poesia? O ha mai sognato di scrivere una poesia?

Una volta ho scritto una brevissima storia, ambientata a Lisbona. O era una lettera?

E un diario?

No.

Quale libro ha sul comodino?

Ne ho due o tre. Non li leggo mai perché mi addormento subito. I libri che leggo non sono sul comodino.

Tempo libero
 
Quale musica ascolta e dove?

Musica leggera, solo in macchina. A volte musica classica, solo a casa.

Treno, auto o aereo?

Li uso continuamente. Viaggiando in macchina, sui lunghi percorsi, ho preso alcune importanti decisioni…

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