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Una sanità più vicina ai cittadini

Lei ha vissuto quasi vent’anni in uno stato federale come gli Stati Uniti. Che ne pensa del federalismo in Sanità?

Il federalismo in s facilita il rapporto tra la Sanità ed i cittadini, rende più agile la gestione del sistema e più snello il procedimento decisionale; i vantaggi esistono e sono visibili anche in Italia. Il problema di un federalismo troppo spinto riguarda il rischio di una scarsa omogeneità dei servizi e delle disparità di trattamento dei cittadini. Negli Stati Uniti questo è un problema sentito poco perché esiste una grande facilità negli spostamenti e la mobilità non rappresenta un ostacolo nella maggior parte dei casi. Negli USA esistono dei veri e propri poli di eccellenza in determinate patologie; penso, per esempio, al caso di Pittsburgh e di Miami per i trapianti o a New York per i tumori, dove i pazienti arrivano da ogni Stato federale.

E il federalismo applicato al nostro Paese?

In Italia la situazione è completamente diversa, dato che esistono aree geografiche, a volte intere Regioni, dove non solo manca l’eccellenza, ma non sono assicurati nemmeno i livelli essenziali di assistenza. Per questo un federalismo troppo spinto nel nostro Paese non farebbe altro che aggravare questa situazione già drammatica di divario tra le Regioni.

A proposito di razionalizzazione della spesa, lei sarebbe favorevole all’ingresso di logiche di low cost in Sanità?

Parlare di low cost mi pare insidioso perché potrebbe significare l’apertura a prestazioni di tipo diverso a seconda dei pazienti, quelli normali e quelli low cost. Quello che invece condivido è la proposta del Ministro Livia Turco sulla compartecipazione alla spesa del servizio sanitario da parte dei cittadini più abbienti in relazione, per esempio, alle spese alberghiere. In questo modo chi ha più disponibilità economiche potrebbe contribuire in maniera maggiore ai costi della Sanità, nell’ambito di prestazioni che non sono strettamente sanitarie: quelle devono rimanere uguali per tutti e il livello dell’assistenza deve essere assicurato a tutti i cittadini allo stesso modo.

La prevenzione è un’altra arma fondamentale sia per razionalizzare la spesa che per massimizzare i risultati sanitari. Ma l’Italia non investe troppo poco in prevenzione?

Penso che l’Italia investa la metà di quanto dovrebbe, ovvero il 5% del budget del Servizio Sanitario Nazionale, mentre per attivare dei programmi seri ed efficaci si dovrebbe passare almeno al 10%. Oggi in Italia esiste una situazione di grande disparità tra le varie Regioni. Un unico esempio valga per tutti: in Lombardia il 35% delle donne di età compresa tra i 45 e i 69 anni si sottopone ogni anno alla mammografia nell’ambito di programmi generalizzati di screening per la prevenzione del cancro alla mammella, mentre in Sicilia la percentuale non supera il 2%.

Un capitolo importante della prevenzione è quello farmacologico. Il Ministro Turco ha posto la “questione di un’eventuale rideterminazione del tetto per la spesa farmaceutica convenzionata”. Qual è la sua opinione in merito?

Può darsi che rideterminare il tetto della spesa sia una misura inevitabile in quanto la realtà ha dimostrato che i limiti fissati fino ad ora non sono rispettabili all’atto pratico. Ma se vogliamo pensare alla prevenzione, l’intervento va fatto ad ampio raggio, non solo sulla spesa; vanno rielaborate le linee guida per la prevenzione di alcune patologie, quelle cardiovascolari, per esempio, oppure per malattie che colpiscono le persone più a rischio.


L’intervista integrale, “Solidarietà ed efficienza in sanità” è stata pubblicata su “CARE, costi dell’assistenza e risorse economiche“, luglio-agosto 2006; 4: 1-3.

Direttore della Divisione Trapianti della Thomas Jefferson University di Philadelphia, Ignazio Marino è stato eletto al Senato nel 2006 ed è presidente della XII Commissione Parlamentare Igiene e Sanità. Ignazio Marino ha scritto per Il Pensiero Scientifico Editore la prefazione al libro “Comunicare col tuo staff” e ha rilasciato un’intervista sul tema della disuguaglianza “La disparità non esiste nei principi ma esiste nei fatti.

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