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A cosa serve la salute? A vivere

Siamo abituati a pensare alla salute come un fine, ma dovremmo piuttosto pensarla come un mezzo per raggiungere uno scopo. Ma qual è lo scopo della salute? Il perseguimento di una vita piena: la salute è un mezzo per vivere una vita appagante.

Sandro Galea della Boston university School of public health su Recenti Progressi in Medicina parte dall’annuncio, fatto a metà maggio 2021 dai Centers for disease control and prevention (Cdc) statunitensi, secondo cui le persone completamente vaccinate non hanno più bisogno di indossare una mascherina o di mantenere il distanziamento fisico da altre persone per prevenire la diffusione della covid-19 (a eccezione nei luoghi in cui tali misure rimangono richieste dalla legge). “Non sembra esserci dubbio”, scrive Galea, “che nell’annuncio dei Cdc sia implicita una maggiore tolleranza di alcuni rischi” e allo stesso tempo  “che tornare alla ‘normalità’ sarà un viaggio piuttosto che un singolo passo”, dal momento che per molti “il trauma della pandemia ha reso difficile tornare immediatamente a un futuro senza le misure protettive a cui tutti siamo abituati”.

Mentre, tutti insieme, intraprendiamo il cammino verso il recupero della normalità, occorre riflettere su una domanda che, alla luce di quanto accaduto, diventa cogente: perché la salute? Perché è così importante impiegare una porzione tanto considerevole di tempo a lavorare per generare salute? E ancora, cos’è la salute e a cosa serve? “Comprendendo meglio queste domande”, spiega Galea, “possiamo pensare a come tenere conto dei rischi che siamo, o non siamo, disposti a correre, per affrontare meglio i passi necessari per arrivare alla salute. E pensare meglio ai compromessi inerenti qualsiasi decisione che riguardi la salute delle popolazioni, ora e nel futuro post-covid.”

Per rispondere alla domanda “a cosa serve la salute?” basta pensare a quale è stato il nostro comportamento durante la pandemia. Prima di allora, nell’opinione di molti,  la salute avrebbe potuto coincidere con la prevenzione della malattia e della morte. Successivamente, ci siamo accorti che l’isolamento – unica garanzia efficace di sopravvivenza – rappresentava un prezzo troppo alto da pagare. E pur avendo la netta consapevolezza  che la malattia e la morte ci stavano tallonando da vicino, moltissimi di noi hanno ugualmente corso il rischio di uscire. Così, è diventato sempre più evidente che la salute non è un fine, bensì un mezzo.  È un mezzo per potersi riappropriare al più presto proprio delle  cose a cui abbiamo dovuto rinunciare durante l’isolamento: vita sociale, viaggi, possibilità di frequentare scuole e università, tanto per dirne alcune.  In breve, conclude Galea, è apparso chiaro a tutti che la salute è un mezzo per poter fare tutto ciò che rende una vita ricca e piena, e che rinunciare a questa ricchezza, a favore di un isolamento che ci garantirebbe “soltanto” di rimanere in vita, ci condannerebbe a un’esistenza che non sarebbe vita nel senso più pieno e profondo del termine.

Del resto, chiosa Galea, sia l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – che definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità” – sia l’antica definizione di Ippocrate, sanciscono l’equilibrio come caratteristica distintiva della salute. Per Ippocrate, l’equilibrio era tra le sostanze fisiche che compongono un corpo, in cui nessun singolo umore doveva predominare sugli altri, mentre per la filosofia della salute abbracciata dall’Oms, l’equilibrio è tra le risorse materiali necessarie per consentire il completo benessere di una vita ricca e piena. Al centro di questa visione c’è una definizione di salute che accetta il rischio insito nel vivere una vita di questo tipo, rifiutando le condizioni che possono rendere i rischi sconvenienti.

Spostandoci sul piano della salute pubblica, conclude Galea, dopo una prima fase della pandemia in cui abbiamo perseguito l’obiettivo di una sicurezza quasi assoluta piuttosto che quello di una sicurezza ragionevole come mezzo per sostenere pienamente la vita, con tutti i rischi connessi, stiamo arrivando a comprendere che “se crediamo veramente che la salute sia importante, il nostro modo per perseguirla dovrebbe riflettere la consapevolezza che non viviamo per essere sani: aspiriamo a essere sani così da poter vivere.”

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico editore

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