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Agenti patogeni e network sociali

Qual è il modello di trasmissione di alcune tra le più diffuse patologie infettive (raffreddore, influenza, SARS, pertosse)? E in che modo gli agenti patogeni sfruttano le relazioni sociali, i network, le comunità umane? Lo svela uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

I ricercatori della Penn State University coordinati da Marcel Salathé hanno sviluppato una tecnica innovativa per determinare il numero preciso di eventi potenzialmente legati alla diffusione di agenti patogeni che hanno luogo in una normale giornata. “Ogni giorno tutti noi entriamo in contatto con tantissime persone, e le interazioni naturalmente variano in durata e intensità: ma tutte rappresentano una chance di diffusione per un agente patogeno”, spiega Salathé. “Ma non è che possiamo fare un sondaggio e chiedere alla gente Verso quante persone hai respirato oggi, e per quanto a lungo? Dovevamo trovare un modo per stabilire sistematicamente il numero di contatti persona-persona medi quotidiani”.

A 788 studenti liceali è stato chiesto di passare una intera giornata seguendo le normali interazioni sociali quotidiane ma indossando costantemente dei piccoli sensori intorno al collo, programmati per emettere e ricevere segnali radio a intervalli di 20 secondi per registrare la presenza di un altro sensore nelle immediate vicinanze. Alla fine della giornata i ricercatori hanno preso nota di tutti i contatti tra sensori avvenuti nelle 24 ore. “Una interazione potenzialmente patogena non significa necessariamente fermarsi a parlare con una persona”, puntualizza Salathé. “Si può starnutire, tossire, sospirare in direzione di una persona oppure urtarla, sfiorarla, toccarla senza volerlo e senza nemmeno accorgersene: dal punto di vista di un agente patogeno un contatto è solo l’opportunità di saltare da un ospite all’altro”. Per registrare anche queste interazioni non convenzionali i sensori sono stati predisposti in modo da registrare interazioni frontali in un raggio da 0 a 3 metri di durata superiore ai 20 secondi.

Il team di ricercatori ha quindi isolato ben 762.868 contatti nel campione preso in esame, un numero enorme e pressoché costante in tutti gli studenti presi in esame, senza picchi verso l’alto o verso il basso. “I network di contatto come le scuole sono luoghi-chiave per la diffusione dell’informazione e dell’infezione”, avverte Deborah Winslow, direttrice del programma della National Science Foundation (NSF) per l’antropologia culturale e la diffusione delle malattie infettive. “Ma prima di questo studio mancavano dati utili sui modelli e le strutture”.

david frati

FonteSalathé M, Kazandjieva M, Levis P et al. A high-resolution human contact network for infectious disease transmission. PNAS 2010; doi: 10.1073/pnas.1009094108.

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