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Agree. Disagree. Discuss

Alla quasi totalità delle email che riceve – quelle giudicate non eccessivamente importanti – il presidente Obama risponde scrivendo una di queste tre parole. Steve Jobs si è vestito per anni allo stesso modo. Entrambi i comportamenti sono dettati da un unico obiettivo: semplificarsi la vita limitando il numero di decisioni da prendere. Sì, perché nel corso di una giornata siamo chiamati a fare circa 35 mila scelte. Un numero impossibile? Forse no, se pensiamo che solo riguardo al cibo decidiamo circa 220 cose ogni giorno: cosa mangiare, in quale quantità, come preparato, come servito e così via.

La vita di un medico, di un infermiere o di un farmacista è affollata di scelte: la prospettiva offerta dallo shared decision-making sembrerebbe dare sollievo ai professionisti ma molto spesso non è così perché è il paziente per primo a non volersi assumere questo compito: “The data says decisively that most patients don’t want to make these decisions on their own“.

Ogni decisione è una scelta e ogni scelta deriva dalla considerazione del valore delle evidenze di cui si dispone, della propria esperienza passata, delle aspettative espresse dal paziente. Di questo si parlerà alla Riunione 2016 della Associazione Alessandro Liberati – Network Italiano Cochrane. Si terrà a Roma il 31 maggio: solo 6 relazioni predefinite e molto tempo per la discussione. Uno spazio speciale è stato riservato alla presentazione rapida di esperienze di progetti utili a migliorare il decision-making clinico e di politica sanitaria. Tre esperienze saranno presentate in sessione plenaria e i migliori progetti diventeranno una Short communication pubblicata su Recenti Progressi in Medicina.

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