Il nuovo volume Amanti sintetici. Sesso, relazioni e intimità nell’epoca dell’intelligenza artificiale di Davide Bennato, pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore, sarà presentato alla Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi (4–8 dicembre 2025, Centro Congressi La Nuvola, Roma) sabato 6 dicembre alle ore 14:00 presso la Sala Giove.
Con uno sguardo lucido e originale, Bennato affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: come l’intelligenza artificiale stia trasformando la sfera dell’affettività e dell’intimità, ridefinendo il modo in cui amiamo, desideriamo e costruiamo legami.
Amanti sintetici – scrive Gianna Cappello nella prefazione “Specchi digitali. La media education al tempo degli amanti sintetici” – è “un esercizio di immaginazione sociologica” che unisce analisi empirica e cultura popolare per leggere “i segni di una nuova grammatica dell’umano nell’era delle relazioni automatizzate”.
Bennato, sociologo dei media e docente all’Università di Catania, esplora un terreno di confine tra tecnologia, emozione e società, intrecciando casi reali e riflessioni teoriche. Tra i casi citati, la storia del produttore musicale Chris Smith e della sua assistente vocale Sol, simbolo di un nuovo tipo di legame in cui l’altro non è più una persona, ma un algoritmo conversazionale.
L’autore, osserva Cappello, recupera la lezione di Simmel, McLuhan e della remediation di Bolter e Grusin per mostrare come l’intimità mediata non nasca oggi, ma venga radicalizzata dal digitale. La vera novità non è la presenza di artefatti relazionali, ma la loro pervasività e “umanomorfizzazione”.
Non a caso Bennato scrive: “Per comprendere il nostro rapporto con le IA dovremo guardare meno ad Asimov e più ai fratelli Grimm”. Lo specchio magico della regina Grimilde diventa così una metafora potente: lo schermo dei nostri dispositivi riflette più noi stessi che l’altro, trasformando la relazione in rispecchiamento narcisistico.
Da qui il tema, centrale nel libro, dell’economia della solitudine: un consumatore isolato, urbano, disposto a pagare per relazioni simulate, mentre il mercato offre chatbot da compagnia, sexbot e virtual girlfriend come risposte tecnologiche al bisogno di connessione. Il capitalismo digitale – spiega Bennato – monetizza perfino l’intimità, trasformando la solitudine in opportunità di consumo.
Il saggio analizza anche l’evoluzione delle cosiddette interazioni parasociali – quelle relazioni unilaterali che un tempo legavano il pubblico alle celebrità dei media – oggi riplasmate dai modelli linguistici generativi e dagli agenti conversazionali. Bennato parla di parasocialità automatizzata: una simulazione di intimità che, pur apparendo reciproca, soddisfa i bisogni affettivi dell’utente, spostando il baricentro dalla personalizzazione alla personificazione.
Accanto a questo, emerge il concetto di sicofanzia algoritmica ovvero la tendenza delle IA a compiacere l’utente, confermandone desideri e opinioni invece di sfidarli. Per Cappello, questo fenomeno non è solo tecnico ma educativo, perché rischia di trasformare la relazione uomo-macchina in una echo chamber emotiva. La media education, in questa prospettiva, deve insegnare a distinguere tra empatia autentica e rispecchiamento algoritmico, tra dialogo e autocompiacimento digitale.
Uno dei contributi più innovativi del libro riguarda la ricomposizione dell’intimità lungo tre assi – desiderio, immaginario e corpo – che Bennato propone come chiavi per una nuova alfabetizzazione affettiva. Educare al desiderio significa riconoscerne la costruzione simbolica, educare all’immaginario implica comprendere come le piattaforme orientino ciò che vediamo e desideriamo, educare al corpo vuol dire restituire all’esperienza incarnata il suo valore, anche quando mediata da schermi o realtà immersive.
Cappello sottolinea come Amanti sintetici offra strumenti preziosi per l’educazione alla cittadinanza digitale e affettiva: “La media education deve insegnare a rompere lo specchio, a vedere l’altro nella sua alterità, a restituire alla relazione la sua dimensione dialogica e non speculare”.
In altre parole, educare oggi significa aiutare a riconoscere l’economia della solitudine, decodificare la parasocialità automatizzata e contrastare la sicofanzia algoritmica, costruendo un’etica dello sguardo e della responsabilità. Sul piano metodologico, Bennato adotta una prospettiva sociografica: non prescrive risposte, ma apre domande. È, scrive Cappello, la stessa logica della media education contemporanea: non dire cosa pensare dei media, ma insegnare a pensare con i media.
Amanti sintetici diventa così un laboratorio di riflessione e resistenza culturale nell’epoca delle relazioni artificiali. Un invito a non fuggire la perturbazione del XXI secolo, ma ad abitarla consapevolmente, trasformandola in conoscenza, empatia e responsabilità.
Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

