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Anatomia degli errori

Quali sono gli errori più comuni nella medicina di emergenza? Quali le cause?

Sulla rivista Emergency Medicine Pat Croskerry (Department of Emergency Medicine, Dalhousie University, Halifax Infirmary, Canada) presenta una serie di articoli sulla sicurezza e sul ruolo degli errori diagnostici nella medicina di emergenza. Un aspetto, quest’ultimo, inizialmente sottovalutato dal report dell’Institute of Medicine (IOM) To err is human: building a safer health system: mentre gli errori nelle terapie sono citati 70 volte nel rapporto, quelli diagnostici sono menzionati solo 3 volte. Forse perché, ipotizza Croskerry, è più difficile individuarli e comprenderne le cause. Il nuovo rapporto dello IOM (ora National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine) Improving diagnosis in health care, colma questa lacuna.

Tra i fattori cui imputare gli errori diagnostici ci sono i cosiddetti bias cognitivi, ossia, errori metodologici inconsapevoli che ci conducono a decisioni sbagliate. Il primo passo per individuarli è proprio esserne consapevoli. A tal fine può essere utile uno studio come quello pubblicato su Emergency Medicine di Nnaemeka Okafor (Department of Emergency Medicine, The University of Texas, Houston) et al.: 84 mediche e medici e 35 operatrici e operatori sanitari nell’arco di quasi 5 anni hanno individuato e registrato, da circa 150mila visite al pronto soccorso, 509 incidenti (Incidents), dei quali 209 (42%) dovuti a errori diagnostici.

Gli errori diagnostici principali riguardavano la sepsi (9.6%), la sindrome coronarica acuta (9.1%), fratture (8.6%) e lesioni vascolari (8.6%).

Quali le cause principali? Tra i fattori che hanno contribuito alle diagnosi errate, quelli di natura cognitiva (n=317), di sistema (n=192) e quelli inevitabili (non-remedial) (n=106). Tra i fattori cognitivi una buona parte riguardava verifiche (41.3%) ed elaborazioni (30.6%) imperfette delle informazioni; tra i fattori imputabili al sistema: il carico di lavoro (34.4%) e procedure inefficienti (40.1%). Tra i fattori “non rimediabili”: le presentazioni atipiche (31.3%) e l’impossibilità da parte del soggetto di fornire un’anamnesi. Danni di entità rilevante sono stati associati a 34 (16.3%) sui 209 incidenti riportati.

La ricerca di Okafor et al. rende evidente quale sia la complessità delle cause delle errate diagnosi: quasi la metà dei casi era dovuto alla combinazione di fattori cognitivi e di sistema. Alla complessità delle cause, suggeriscono gli autori, dovrebbero corrispondere interventi su più livelli, da quello organizzativo a quelli a livello cognitivo, per esempio con l’uso di checklist. Un ultimo dato emerso dallo studio, è stata l’ampia disponibilità del personale medico nel riportare gli errori diagnostici, investendo oltretutto molto tempo per ricercarne le cause. Una volta individuate le cause, è stato possibile sviluppare e applicare strategie di intervento appropriate, a vantaggio della sicurezza dei pazienti.

Arabella Festa


Fonti

Per approfondire


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