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Area Pediatrica, arte (non solo) pediatrica

I vent’anni appena compiuti di Area Pediatrica, la rivista di formazione continua della Società italiana di pediatria, sono l’occasione per brindare non solo ai suoi contenuti, sempre di altissima qualità, ma anche alla sua forma che unisce grande chiarezza a un elegante bellezza, e che ha fatto dell’arte la parola d’ordine di ogni suo numero. Ne abbiamo parlato un po’ con Chiara Caproni, graphic designer, alla cui sapiente arte, si può ben dire, si devono il progetto grafico e l’impaginazione dei fascicoli.

“Ho sempre pensato ai medici come a persone in grado di unire in sé una forte competenza tecnica e una notevole sensibilità umana e artistica”, ci dice Chiara, ed è proprio da questo pensiero iniziale che nasce, e cresce nel suo progetto grafico, l’idea di ricorrere all’arte per caratterizzare la rivista: arte adulta che si accompagna e si confronta con l’‘arte bambina’.

Ad un’opera classica di pittori noti (e meno noti) è affidata infatti la copertina di ciascuna uscita ed il soggetto delle riproduzioni è rigorosamente legato all’infanzia, alla fanciullezza. Che sia il ritratto di un singolo o di un gruppo, che siano le natività con il bambinello – che hanno finora caratterizzato la quarta uscita dell’anno, quella in stampa a dicembre –, che sia il Mantegna, Chierici, la Cassat o Sorolla, chi si ritrova per la prima volta tra le mani un numero di Area Pediatrica potrebbe pensare né più né meno ad una rivista d’arte. Non fosse per la testata che ‘strizza l’occhio’ al lettore andando a ‘disturbare’ l’opera con un crop* (da cui origina in forma grafica la testata stessa) e che focalizza la visione su un dettaglio del dipinto: ‘Attenzione, tu che guardi, ricorda, è un particolare del tutto (così come la malattia e la cura lo sono, in relazione al bambino)’.

Ma l’iconografia pensata per la rivista va ben oltre il ‘pezzetto di arte’, il dettaglio del dipinto, in copertina, ‘osando’ affidarsi per le pagine interne all’arte dei bambini, ossia ai disegni reali di bambini reali (Pietro, Bernardo, Eleonora, Anna, figli, cuginetti, nipoti, piccoli abitanti del condominio). “I disegni dei bambini in realtà non sono oggettivamente belli, tutti i bambini li fanno – continua Chiara –, e però diventano bellissimi e incredibili quando ci poni l’attenzione”. Ed è così che diventano bellissimi quando li troviamo in apertura di un articolo sulle malattie autoinfiammatorie in età pediatrica, o di un caso clinico di anafilassi a latte di pecora, o ancora di una rassegna sulle condotte autolesive in adolescenza. Disegni di bambini-pazienti per scritti di adulti-pediatri, d’altronde “non ci sarebbe un pediatra se non ci fosse un bambino”, sentenzia saggiamente la nostra grafica.

Questi disegni interni non sono solo ornamento ma servono ad alleggerire il testo perché anche una lettura scientifica possa essere gradevole e quindi maggiormente fruibile; scandiscono il ritmo della rivista e degli interventi al suo interno; la caratterizzano e le danno riconoscibilità. E certo a rendere Area Pediatrica tanto riconoscibile, tra le pubblicazioni scientifiche del panorama italiano, contribuiscono non poco le ‘opere d’arte’ dei bambini.

Quali sono i criteri con cui si reperiscono e selezionano i disegni? Similarità e opposizione da una parte (per intenderci: il campetto di calcio di Pietro per un articolo su bambini e sport o il piede del gigante che si abbatte sulla città di Bernardo, in quello sul piede piatto) e alternanza stilistica dall’altra (disegni astratti e figurativi, piccoli particolari e grandi ‘visioni’, ecc.), nonché, ovviamente, disponibilità di opere!

Che altro? Ah sì. In una rivista così non poteva mancare ‘lo zampino’ del professionista: alla nostra grafica sono affidati i disegni di alcune rubriche, dall’editoriale alle fake news, senza contare i cabochon, piccolissime illustrazioni che inframezzano il testo, vere chicche che solo ‘noi’ abbiamo.

Manuela Baroncini

 

*Il termine ‘crop’, in fotografia e grafica, indica il ‘taglio’ che si vuole dare a uno scatto o a una immagine con conseguente variazione della composizione al fine di metterne in risalto un particolare.


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Commento

  1. Stefano Cagliano 10 Febbraio 2021 at 22:16 Rispondi

    Coraggiosamente utile recuperare l’opera di una graphic designer. Proprio così, quasi un’operazione politico-sindacale: “In una rivista così non poteva mancare ‘lo zampino’ del professionista”. Brave.

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