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Chi è il responsabile della cura? Nel suo nuovo libro, la risposta di Spinsanti

La responsabilità della curaNella presentazione del volume, La responsabilità della cura. Oltre l’orizzonte delle prestazioni sanitarie  di Sandro Spinsanti, Guido Giustetto – Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino – pone la domanda purtroppo frequente che ciascuno di noi almeno una volta si è fatto o ha sentito fare a proposito di un parente stretto o di un amico: “Le barelle che affollano i pronto soccorso, sulle quali la gente sta anche per 4-5 giorni in attesa che si trovi un posto nel reparto adeguato, quale cura garantiscono ai pazienti?

Innanzitutto, dobbiamo intenderci sul significato della parola – “cura” – così ricca di senso da sfuggire con facilità ad una interpretazione univoca in grado di consentirci una risposta adeguata e soddisfacente. “Filologi e filosofi”, scrive Spinsanti, “intervengono ammonendoci a non equivocare il significato della parola ‘cura’. (…) Con una deliberata torsione semantica, affermiamo che il mito ci autorizza ad assumere la cura, in tutte le sue espressioni – informali o professionali, familiari o sociali – come il collante che tiene insieme la vita dell’essere umano. Dall’inizio alla fine.”

Una volta compreso meglio il significato complesso e molteplice del termine “cura” nonché le sue diverse implicazioni nei vari ambiti filosofici, linguistici ed etici, torniamo alla domanda posta da Giustetto e leggiamo la risposta che egli ci offre aprendoci uno scenario che spesso i (potenziali) pazienti non tengono nel debito conto: “In molti casi la sofferenza non è solo dei pazienti, senza privacy, precari, confusi; anche il medico che non ha tutti gli strumenti e la possibilità per lavorare bene e si rende conto di non fare l’interesse del paziente, tradendone in qualche modo la fiducia, ne soffre, avverte una ferita morale, tende a lasciare quel lavoro.”

Si apre, dunque, uno scenario in cui l’attore principale non è più il paziente, ma il medico, che nell’universo della cura rappresenta non l’ antagonista bensì l’interlocutore privilegiato.. Solo prendendo coscienza di questo legame, che trova nella cura la sua ragion d’essere, sarà possibile affrontare la questione della responsabilità. Questo libro, scrive ancora Giustetto, “ha l’obiettivo di spingerci a rimettere al centro la cura della persona e ci offre, dalle sue pagine, gli strumenti per farlo con consapevolezza”, comprendendo che se “per il paziente la differenza tra cura e prestazioni corrisponde a quella tra essere considerato una persona o essere ridotto al proprio organo malato”, è altrettanto vero che “dal punto di vista del medico, il lavoro meccanicistico solo per prestazioni fa perdere il senso, anche etico, della professione.”

Anche dal punto di vista delle professioni infermieristiche, il termine cura si intreccia indissolubilmente con il termine relazione, dando luogo all’unica dimensione possibile per la realizzazione della responsabilità, che nella condivisione dei ruoli trova il suo terreno d’azione. A questo proposito, Barbara Mangiacavalli scrive nella prefazione al volume: “Relazione, insieme a cura, è ancora una volta parola d’ordine: perché se perdiamo il privilegio che la nostra professione ha di relazionarsi con la persona assistita, con gli altri colleghi, con le altre professioni, con gli enti di governo, abbiamo finito di esistere.”

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

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