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Come si vive (e si muore) a Roma e nel Lazio?

Conta più o meno come il 10 per cento della popolazione italiana, quella della Regione Lazio, così che i dati presentati ieri dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio hanno probabilmente un valore particolare. La popolazione invecchia e cresce il numero delle persone di età pari o superiore ai 75 anni (dal 7,7% nel 2001 al 9,5% nel 2010). Considerando le singole province del Lazio, la prevalenza di popolazione anziana è più bassa a Latina (9,3% e 8,2% rispettivamente nella popolazione di 65-74 e 75 anni e oltre) e più elevata a Rieti (10,8% e 11,9% rispettivamente).

In linea con i dati nazionali, la speranza di vita alla nascita dei residenti nel Lazio è in continua crescita. Gli uomini raggiungono i 78,8 anni (+3,2 rispetto al 1999) avvicinandosi alla speranza di vita media delle donne (anni 83,9; +2,3). Nel Comune di Roma, analizzando la speranza di vita per posizione socioeconomica, si ha conferma di un’evidenza nota: oltre a vivere meglio, le persone benestanti vivono di più. A Roma si vive più a lungo che nel resto della Regione e questo vale soprattutto per i quartieri borghesi: Primo, Secondo e Terzo Municipio.

Comunque, alla fine si muore anche a Roma e dintorni: soprattutto di malattie cardiocircolatorie (36,7% nei maschi e 44,4% nelle femmine) e tumori (34,7% nei maschi e 26,2% nelle femmine), per lo più della trachea, dei bronchi e del polmone e del colon-retto tra gli uomini e della mammella e del polmone nelle donne. La buona notizia è che tumori e patologie cardiovascolari sembrano più trattabili di qualche anno fa: per il tumore del colon-retto e dello stomaco si osserva infatti una sostanziale riduzione del tasso di mortalità in entrambi i sessi, mentre per il tumore del polmone si conferma una netta riduzione della mortalità negli uomini a cui si contrappone però un costante aumento del tasso di mortalità nelle donne.

L’infarto miocardico è un’eventualità purtroppo assai frequente: al 75% dei casi incidenti di infarto del miocardio segue l’ospedalizzazione, mentre il 25% delle persone colpite muore prima di raggiungere l’ospedale. Il dato incoraggiante è che tale percentuale è diminuita rispetto a 10 anni fa, quando si registravano circa il 30% di casi fatali. È possibile sia aumentata la sensibilità dei cittadini verso il dolore toracico così come possano essere migliorati i collegamenti con l’ospedale. Tra i casi di primo infarto, la proporzione di eventi fatali prima di raggiungere l’ospedale non varia molto tra Roma (24,2% tra gli uomini e 29,7% tra le donne) e resto del Lazio (22,3% tra gli uomini e 27,% tra le donne). Tra i casi ospedalizzati dopo primo evento coronarico è migliorata nel tempo, in confronto a 10 anni fa, la sopravvivenza a 28 giorni dal ricovero (86,5% nel periodo 1998-2000 vs 93,2% nel 2006-09).

Che fattori di rischio come la sedentarietà, l’alimentazione non corretta, l’eccessivo consumo di alcol e l’abitudine di fumare continuino a recitare una parte di rilievo lo confermano i dati sul diabete mellito (circa 300.000 casi con una prevalenza stimata pari al 9.0% tra gli uomini e 7.9% tra le donne) e sulla bronco pneumopatia cronica ostruttiva (199.900 con una prevalenza di 8,5% tra gli uomini e 7,1% tra le donne).

In conclusione: cifre preziose soprattutto perché utili per una programmazione di politiche sanitarie e di promozione della salute più vicine ai bisogni di salute dei cittadini, capaci in altre parole di interpretare i numeri alla luce dei percorsi biografici di donne e uomini della Regione e delle dinamiche realtà dei territori, intrecciandole con i dati ambientali e sociali che lo stesso Dipartimento insieme ad altre Istituzioni raccoglie ed elabora…

Fonte
Il Rapporto del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio

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