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Congressi? Anche a cinque stelle

Per alcuni sono una perdita di tempo ma per altri un’occasione imperdibile di aggiornamento. Difficile sapere quanti se ne svolgono, in Italia, di congressi di medicina (anche provando a chiedere informazioni alle istituzioni non si ottiene risposta) ma l’impressione è che un’apparente stretta regolatoria abbia portato pochi risultati.

Ecco che l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, il 24 maggio, ha dichiarato che escludere gli hotel a cinque stelle, in quanto tali, dall’abilitazione a ospitare congressi medici, può produrre effetti distorsivi della libera concorrenza. Pare sia stato proprio il Ministro del Turismo Michela Brambilla a segnalare la necessità di valutare quanto previsto dal Codice etico di Assobiomedica e dal Codice deontologico di Farmindustria, che escludono tassativamente i cinque stelle come sedi per ospitare “conferenze informative” e “manifestazioni congressuali” come misura per rendere meno imbarazzante e più “etica” la formazione continua dei professionisti della salute. Siamo o non siamo nel paese delle libertà? Perbacco, certo che ci siamo: escludere a priori i cinque stelle, indipendentemente dalle tariffe o agevolazioni offerte, appare restrittivo della concorrenza, in quanto conferisce un ingiustificato vantaggio competitivo alle strutture di categoria differente. “Gli alberghi a cinque stelle potrebbero peraltro praticare prezzi uguali o inferiori a quelli degli alberghi di categorie inferiori”. Pertanto: Assobiomedica e a Farmindustria sono piuttosto invitati a prevedere “tetti massimi di spesa” per ciascun professionista partecipante alle attività congressuali.

Come scrive il sito Event Report, il Ministro Brambilla esprime soddisfazione per la posizione assunta dall’Autorità. “Il giusto obiettivo di neutralizzare possibili conflitti d’interesse in campo medico” ricorda il ministro “va perseguito senza creare distorsioni, limitazioni e ingerenze nel mercato. I testi in questione introducevano una discriminazione ingiustificata tra le diverse tipologie di strutture ricettive. Per questo motivo, il ministero del Turismo si è rivolto all’Autorità, che ci ha dato ragione”.

Non creiamo distorsioni: una stella in più o in meno che male farà?

carlo fudei

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