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Corsi sulla Medicina di genere?

“Fintanto che la ricerca continuerà a usare come modello gli uomini, le cure mediche delle donne continueranno a essere compromesse”: così l’OMS poneva la questione del genere nel documento programmatico “Una Sfida di Genere, salute, sviluppo e strategie preventive” del 1988. Sono passati oltre 20 anni e da allora qualcosa (poco?) si è mosso…

Il Pensiero Scientifico Editore, in collaborazione con Think2.it, ha realizzato una serie di corsi di formazione a distanza dedicati alla Medicina di genere, già fatti propri dalla Provincia Autonoma di Bolzano e già disponibili online per il suo personale sanitario.
Percorsi formativi fatti di approfondimenti, esempi concreti, interrogativi e risposte che prima di tutto introducono alla Medicina di genere, provando riformulare l’approccio alla ricerca, alla clinica e alle politiche sanitarie in una prospettiva che includa la componente di genere.
Ma anche percorsi specifici sulla Cardiologia e la Farmacologia di genere, in cui a fare da guida è l’esperienza di donne pioniere di uno sguardo che includa il genere sulla medicina. Flavia Franconi, del dipartimento di Farmacologia dell’Università di Sassari, è autrice del corso dedicato alla Farmacologia di genere, patrocinato dalla Società Italiana di Farmacologia. Maria Grazia Modena e Annachiara Nuzzo, dell’Università di Modena, sono, invece, le autrici del percorso dedicato alla Cardiologia di genere.

E proviamo a dare loro la parola…

Che ruolo spetta alla farmacologia per garantire cure più eque e che tengano conto del genere?
Lo spiega Flavia Franconi, autrice del corso sulla Farmacologia di genere: “Quando si comincia ad occuparsi di genere, credo si accetti implicitamente il modello biosociale di malattia. Accettando questo modello si deve, ad esempio, necessariamente prendere in considerazione il modo in cui la povertà influenza la malattia, in una società in cui le donne sono più povere rispetto agli uomini, e quindi si ammalano di più”. Fare medicina di genere significa non solo limitarsi ai farmaci, ma vedere come il tutto può essere inserito in un contesto sociale. “Tenendo conto”, come ricorda la autrice “che una donna su quattro non riceve cure mediche adeguate, e lo stesso non accade nell’uomo. Il ruolo del farmacologo è quello di vedere come le donne possano ricevere cure più appropriate; inoltre, quello di gettare le basi affinché i decisori politici possano muoversi sulla base di evidenze. Questo perché lavorare verso l’appropriatezza delle cure e delle prescrizioni significa anche risparmiare. Basti pensare che le reazioni avverse da farmaco nelle donne sono il doppio che negli uomini e sono responsabili del 6% dei ricoveri ospedalieri… Immaginate cosa possa significare in termini di risparmio intervenire positivamente, riducendo le reazioni avverse nelle donne, in alternativa ai tagli alla sanità fatti senza pensare come”.

Perché seguire un corso su medicina di genere e malattie cardiovascolari?
Lo spiega l’autrice Maria Grazia Modena: “perché il rapporto tra la medicina di genere e le malattie cardiovascolari è un argomento nuovo, molto discusso, ma con poche evidenze disponibili. Occorre, dunque, sensibilizzare la comunità scientifica sulle differenze di genere nell’approccio ai disturbi cardiovascolari”.

E, ancora, come può il medico migliorare la consapevolezza del rischio nelle donne?
“Valutando una donna come valuta un uomo: osservando tutti i parametri che valuterebbe in un uomo almeno una volta l’anno; misurando accuratamente la pressione e valutando i valori della glicemia; consigliando un consulto specialistico per le singole problematiche che di volta in volta possono emergere”.

norina di blasio

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