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Crescere con gli antidepressivi

Il dato è ufficiale, e lo fornisce il National Center for Health Statistics: negli Stati Uniti il 5% degli adolescenti dai 12 ai 19 anni riceve una terapia farmacologica con antidepressivi, e un altro 6% è trattato con farmaci per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). È una percentuale in tutto e per tutto sovrapponibile a quella riscontrabile nella popolazione adulta. In totale, si tratta di circa 4 milioni di teenager.

Il boom di prescrizioni di antidepressivi negli anni ’90 e ’00 ha sostanzialmente dato vita a una “generazione psicofarmaci”, e il trend sta continuando: oggi i pazienti psichiatrici pediatrici sono trattati in modo ancora più aggressivo, e il trattamento viene avviato in età sempre più precoce. Così capita che ci siano giovani per i quali sono più gli anni passati in terapia che quelli senza.

Sul Wall Street Journal Katherine Sharpe, autrice del libro-denuncia sull’abuso di antidepressivi “Coming of Age on Zoloft” (HarperCollins 2012) ha raccontato la sua personale esperienza. “Quando ero una matricola del college, alla fine degli anni ’90, e il Prozac spopolava sulle copertine dei settimanali, cominciai a soffrire di prolungati attacchi d’ansia e così mi rivolsi al centro medico del mio college e raccontai in lacrime le mie sensazioni a una specializzanda in Psichiatria arrivata da poco. Considerato lo spirito dei tempi, non è stato poi così sorprendente che la visita sia durata pochi minuti e io mi sia ritrovata con una bella prescrizione in una mano e una scatola di affascinanti pillole blu, un campione gratuito lasciato all’ambulatorio del campus da qualche informatore, nell’altra. La psichiatra non mi consigliò alcuna terapia non farmacologica, mi consigliò solo di tornare per un controllo qualche settimana dopo “per vedere se le pillole funzionavano”. E funzionarono eccome: le mie preoccupazioni sparirono come nebbia al sole, le mie lacrime si asciugarono e mi sentii socievole e frizzante come mai prima di allora. Bene: problema risolto, si dirà. Ma crescere sotto antidepressivi crea problemi di identità (qual è il vero me, quello senza pillole o quello con? Ti chiedi continuamente), impatta sulla sessualità, altera profondamente il senso delle cose, non facendoci percepire in modo naturale la differenza tra eventi felici e tristi della vita”.

Da meramente clinica, la questione del trattamento con antidepressivi dei pazienti pediatrici sta diventando esistenziale e sociale. Siamo pronti per questo?

Fonte: Sharpe K. The Medication Generation. Wall Street Journal 29/06/2012.

david frati

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