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Decidere è difficile

“Ciò che ti stanno insegnando non sono le cognizioni mediche, ma a svegliarti al mattino come se il giorno prima non fosse successo niente”. Il dialogo è tra i due tirocinanti dell’ospedale La casa di Dio, un luogo inventato dalla fantasia di Stephen Bergman, lo psichiatra che – con lo pseudonimo di Samuel Shem – ha raccontato la vita al Beth Israel di Boston: succede di tutto, ma nulla che non accada in qualsiasi ospedale del mondo (1).

Nelle pagine dello scrittore americano l’assistenza al paziente ha ritmi forsennati: mai un momento per riflettere su cosa fare e come farlo. Situazioni che tornano in mente leggendo l’introduzione di Richard Lehman alla serie di articoli sullo shared decision-making pubblicata dal JAMA Internal Medicine a partire dal 3 luglio 2017 (2). Per decidere col malato, spiega Lehman, il medico deve avere chiaro il tipo di aiuto che il paziente sta cercando e cosa, come clinico, può offrire in risposta alla domanda del malato. Per la fretta o per altri motivi, il medico ritiene che il proprio contributo alla scelta sia “semplicemente” il punto di vista sulla diagnosi e sulla terapia, ma non dovrebbe essere così. Il primo passo dovrebbe consistere in una sorta di diagnosi delle preferenze del paziente, in cui giungere a una sintesi sulle ragioni che hanno portato il malato a rivolgersi al medico.

Lehman sostiene che il medico condivide conoscenze, competenze e esperienza. Circa le prime, il clinico vede sé stesso come una sorta di archivio di informazioni e di capacità tecniche specialistiche. La fonte di conoscenza utile per assumere decisioni è negli studi che producono evidenze su efficacia e sicurezza delle terapie. Che spesso, però, non sono adatti per essere applicate alla pratica clinica quotidiana, non rispondono agli interrogativi che il medico si pone, misurano esiti poco importanti per il paziente e sono riportati in modo inaccurato. A confronto con le altre scienze, spiega Lehman, “l’intera struttura della produzione e della disseminazione della conoscenza in medicina sembra arcaica, ridondante e inefficiente”.

Bigliografia

1. Shem S. La casa di Dio. New York: Bantam Doubleday Dell, 1978. Ed. it. Milano: Feltrinelli, 2001.
2. Lehman R. Sharing as the future of medicine. JAMA Intern Med 2017; published online July 3rd.


Notizia pubblicata su Recenti Progressi in Medicina, settembre 2017. Abbonati alla rivista!

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