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E le donne continuano ad abortire

Dopo aver registrato dati in calo, il tasso di abortività attraversa una fase di stallo: le donne continuano ad abortire e non aumenta la diffussione dei contraccettivi. Il Lancet ci offre una lucida analisi di questo fenomeno.

Secondo i dati del Guttmacher Institute e dell’OMS, se dal 1995 fino al 2003 il tasso di abortività tra le donne in età fertile è sceso progressivamente, è stata registrata di contro una crescente diffusione di metodo contraccettivi sicuri ed efficaci. Dopo il 2003 questo meccanismo virtuoso si è inceppato.

L’equazione è semplice: non sale più il numero di chi usa contraccettivi e gli aborti non diminuiscono più. Ma non solo, quasi la metà degli aborti non avvengono in condizioni di sicurezza, la maggior parte di questi aborti “a rischio” avvengono nei paesi in via di sviluppo.

Secondo lo studio di Sedgh e colleghi sul Lancet: nei paesi in via di sviluppo, il tasso di abortività è stato del 29 per 1.000 nel 2003 come nel 2008, dopo essere sceso dal 34 al 29 per 1.000 tra il 1995 e il 2003.

La situazione è diversa nei paesi sviluppati, fatta eccezione per l’Europa dell’Est, dove il tasso di abortività, al 17 per 1.000 nel 2008, resta comunque più basso (dopo un 20 per 1.000 registrato nel 1995).

Gilda Sedgh, principale autrice dello studio e ricercatrice senior presso il Guttmacher Institute, ci fornisce una preoccupante sintesi: “La tendenza in calo dell’aborto che avevamo osservato a livello mondiale è in stallo, parallelamente stiamo vedendo una quota crescente di aborti nei paesi in via di sviluppo, dove queste procedure si svolgono spesso in modo clandestino e pericoloso. Lo stallo coincide con un rallentamento nella diffusione dei contraccettivi e, senza investimenti più consistenti in servizi di pianificazione familiare di qualità, quello che possiamo aspettarci e solo che questa tendenza persista”.

Mortalità materna e aborto
I dati dell’OMS mostrano come nel 2008 il 13% di tutte le morti materne nel mondo è stato causato da complicanze dovute ad aborto non praticato in condizioni di sicurezza; quasi tutti questi decessi si sono verificati nei paesi in via di sviluppo. Globalmente, l’aborto non sicuro si è tradotto in 220 decessi per 100.000 procedure (lo 0,6 per 100.00o per le pratiche abortive legali negli Stati Uniti).

Gli aborti non praticati in condizioni di sicurezza sono anche una significativa causa di problemi di salute: ogni anno circa 8,5 milioni di donne nei paesi in via di sviluppo hanno complicazioni abbastanza gravi da richiedere cure mediche, e tre milioni di loro non ricevono le cure necessarie.

“Le morti e le disabilità associate ad aborti non sicuri sono totalmente prevenibili. E se qualche passo avanti è stato compiuto anche nei paesi in via di sviluppo, l’Africa continua a restare un’eccezione”, spiega Shah, coautore dello studio e in forze presso l’OMS. “Naturalmente in questi paesi i rischi sono maggiori per le donne povere, che non accedono facilmente ai servizi di pianificazione famigliare, sono più esposte al rischio di conseguenze di aborti non praticati in sicurezza e, quando si verificano complicanze, hanno minore facilità di accesso alle cure.”

Cosa non fare, dati alla mano
“Condannare, stigmatizzare e criminalizzare l’aborto, non serve: si tratta di strategie crudeli e fallimentari”, ha ribadito Richard Horton, direttore del Lancet.

Leggendo i dati relativi al 2008 è facile capire come leggi restrittive contro l’aborto non si traducano in tassi di abortività più bassi. Alcuni esempi:
• In America Latina e Africa, regioni in cui la legislazione sull’aborto è generalmente molto restrittiva, il tasso di abortività è al 29 per 1.000 donne in età fertile in Africa e al 32 in America Latina.
• Nell’Europa dell’Ovest, in cui l’aborto è considerato legale, al contrario il tasso è al 12 per 1.000.
• Nelle regioni del Sud Africa, dove quasi il 90% delle donne è tutelato dalla South Africa’s liberal abortion law, si registra il più basso tasso di aborti dell’Africa: 15 per 1.000 donne.
• Nlell’Europa occidentale e del Nord dove aborto e contraccezione sono accessibili gratuitamente o con costi contenuti si registrano tassi di abortività bassi: Europa occidentale (12) e Nord Europa (17).
• L’Est Europa fa eccezione con un tasso di abortività quattro volte superiore rispetto all’Ovest, dovuto sia a livelli relativamente bassi nell’uso di metodi contraccettivi moderni sia alla bassa prevalenza di metodi altamente efficaci come i contraccettivi ormonali o la spirale: dopo la caduta del tasso di aborti dal 90 al 40 per 1.000 negli anni dal 1995 al 2003, il dato è rimasto fermo al 40 fino al 2008.

Le cose da fare
1. “Promuovere e attuare politiche per ridurre il numero degli aborti è ora una priorità per tutti i paesi e per le agenzie di salute globale, come l’OMS “, ricorda Horton del Lancet.
2. Ma anche, ampliare il concetto di prevenzione della salute materno infantile. Con “Don’t forget family planning” Duff Gillespie sempre sul Lancet ci aveva avvertito che non può mancare la contraccezione quando si parla di lista di farmaci prioritari per salvare le vite di mamme e bambini.
3. Facilità di accesso ai metodi contraccettivi. E dagli Usa era già arrivato qualche segnale in questa direzione a luglio, attraverso l’IOM, che aveva indicato la necessità di garantire gratuitamente informazione esaustiva e completa e facilità di accesso ai metodi per prevenire le gravidanze indesiderate come servizi essenziali per promuovere adeguatamente la salute della donna.
4. Inoltre, continua Horton: “È giunto il momento per un approccio di salute pubblica che abbia a cuore la riduzione dei danni e questo significa che sono necessarie leggi sull’aborto più liberali”.

norina wendy di blasio

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