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Eternit, il processo del riconoscimento di responsabilità

I due titolari dell’Eternit in Italia sono stati accusati di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Stephan Schmideiny e Jean Louis de Cartier de Marchienne sono stati condannati a 16 anni di reclusione dal tribunale di Torino. Il processo torinese riguarda il periodo in cui la multinazionale svizzera Eternit ha prodotto amianto nel nostro Paese, dal 1966 al suo fallimento nel 1986, nei quattro stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Le imputazioni riguardavano: 2.191 morti di cancro e oltre 600 malati di cancro attribuiti alle lavorazioni dell’amianto in alcune fabbriche della Eternit. Gli imputati sono stati dichiarati colpevoli per gli stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo.

Si tratta certamente, come ha dichiarato il Ministro della Salute Renato Balduzzi, di “una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici”. Una sentenza che apre spazi di riflessione e discussione sulla stretta relazione tra salute e ambiente, sul dialogo tra epidemiologi, giuristi, amministratori, politici e anche cittadini, e sulla difficoltà di fornire delle prove epidemiologiche nei processi per reati di tipo ambientale che contribuiscano all’accertamento delle responsabilità nel campo della salute.

“Il tribunale troppo spesso è stato il luogo in cui i problemi del rapporto ambiente-salute vengono al pettine, in cui affiorano in maniera drammatica le logiche che guidano la ricerca scientifica, la produzione industriale, la tutela del territorio e la salute dei cittadini. Questo insieme di interessi si ripresenta e fa da sfondo a molti avvenimenti che si sono succeduti, fino al caso di Porto Marghera”, si legge su Ambiente e salute: una relazione a rischio, di Fiorella Battaglia, Fabrizio Bianchi e Liliana Cori, un libro dedicato a tutti i bambini, le donne e gli uomini che, senza portarne responsabilità, sono stati e sono esposti agli effetti dell’inquinamento ambientale.

Sono stati e sono esposti, come sono stati e sono esposti i lavoratori dell’Eternit e non solo. Le conseguenze dell’esposizione all’amianto si continuano a sentire ancora oggi al ritmo di 50 morti l’anno. L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia il picco di mortalità per malattie legate all’amianto si avrà tra il 2015 e il 2020.

Con il processo di Torino è stata vinta una battaglia. Nel mondo si continua a produrre amianto soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Due tonnellate all’anno. La Russia è il primo produttore seguito da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbabwe e Colombia.

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