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Gestire le cronicità in Italia

Copertina rivista CareLo scorso settembre in Conferenza Stato-Regioni è stato approvato il Piano Nazionale della Cronicità che parte dai bisogni assistenziali di ogni singola persona. “La centralità della persona è il tema principale e trasversale a tutto il Piano, intendendo la persona non solo nelle sue problematiche cliniche ma anche negli aspetti legati alla sua vita quotidiana: scuola, lavoro, ambiente, relazionali. Tutti questi aspetti influenzano infatti non solo la qualità di vita della persona, ma anche spessissimo la sua aderenza alla terapia”, spiega – in un’intervista a Care – Paola Pisanti, coordinatrice della Commissione per la redazione del Piano della cronicità e per la sua implementazione e attualmente consulente esperto presso la Direzione generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute per l’Area cronicità. “Diversamente dagli altri, questo Piano si sviluppa non sulla malattia, ma sul percorso che ogni cittadino fa da quando è un semplice cittadino non malato, a quando diventa una persona con fattori di rischio (e qui entra in gioco la prevenzione primaria), al momento in cui viene fatta la diagnosi di malattia cronica. Quindi il Piano segue la persona in tutto il suo percorso, definendo strategie e azioni.”

Il confronto con le associazioni di pazienti è stato essenziale per mettere a fuoco i reali bisogni dei pazienti con malattia cronica e le criticità che si trovano ad affrontare. Proprio a partire dalle loro necessità si è cercato di capire come modificare l’organizzazione sanitaria per affrontare il percorso del malato cronico con una regia di monitoraggio nazionale. Il Piano prevede infatti un monitoraggio nazionale delle azioni che le Regioni devono intraprendere per adeguarsi agli obiettivi di cura del Piano e la misurabilità dei risultati secondo un nuovo concetto di esito, non più considerato come risultato finale ma come un “insieme di risultati”. “Tale impianto – precisa Pisanti – deve essere in grado di cogliere, con un’attenzione agli aspetti sostanziali e non solo formali, gli sviluppi, le difficoltà attuative e i fattori di successo che scaturiranno dalle diverse esperienze regionali”.

Oltre alla centralità del paziente un’altra peculiarità del Piano è l’equità di accesso alle terapie e alle tecnologie. “La disponibilità di soluzioni tecnologiche sicure e vicine al paziente rappresenta una possibile soluzione alle problematicità correlate all’aderenza terapeutica, alla politerapia e all’interazione farmacologica nella popolazione affetta da patologia cronica, con risparmi evidenti in termini economici e qualitativi”, continua Pisanti. “L’obiettivo che il Piano si pone è quello di promuovere l’appropriatezza nell’uso delle terapie e delle tecnologie diagnostiche e terapeutiche, di migliorare l’aderenza terapeutica e di promuovere organizzazioni che garantiscano il diritto all’accesso appropriato alle stesse tecnologie.”

 

L’intervista su Care

Gestione della cronicità: un piano che parte dai bisogni della persona. A colloquio con Paola Pisanti Direzione Generale della Programmazione Sanitaria, Ministero della Salute. Care 2017, numero 1, pp. 1.3

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