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Gioco, donne e libri: con cosa perdere soldi?

“Ci sono tre modi per perdere i soldi: il gioco d’azzardo è il più veloce, le donne sono il più divertente, l’editoria è il più sicuro.” Niente di meglio di questa considerazione che troviamo sul blog di Sergio Calamandrei per invitare a una riflessione in più su quanto si vendono (o non si vendono i libri). I dati in Italia non sembrano essere così terribili (si veda ad esempio il libro L’Italia che non legge di Giovanni Solimine, già presidente della Associazione italiana biblioteche) anche se ad una lettura abbastanza intensa nei bambini corrisponde una disaffezione di adolescenti e … laureati. Gli editori cercano strade nuove, che – se porteranno risultati –lo faranno a distanza di anni. Quelli veramente disperati sembrano i librari, soprattutto quelli delle piccole o medie librerie di quartiere.

Sul blog Dottprof.com si racconta il caso di Emmanuel Delhomme, proprietario di una libreria parigina a due passi dal Rond-Point des Champs-Elysées, e autore di un libro uscito da poco in Francia dal titolo che non lascia dubbi (Un libraire en colère). Aggiungendo, però, che “anche la saggistica specialistica soffre.” I dati che vengono dalla Gran Bretagna (per l’Italia non sono disponibili, purtroppo, e si attendono quelli statunitensi…) sono desolanti: Cambridge University Press ha perso il 3% nei primi sei mesi del 2011 rispetto al 2010, ma Oxford University Pressè scesa del 5%. L’editore della Cochrane Library, Wiley, va giù dell’8%, Taylor & Francis del 14%, McGraw-Hill del 16% fino al drastico calo di Elsevier (22%).

Tranquilli, però: i libri “nun se so’ venduti maie”. Parola di Procolo Falanga, personaggio (non troppo) romanzesco di un racconto da poco in libreria…

Fonte
Il libro? Nun s’è venduto maie…

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