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Giornata mondiale contro l’obesità, a confronto con Laura Dalla Ragione

Giovedì 4 marzo, Giornata mondiale contro l’obesità. Negli ultimi decenni, l’incidenza dell’obesità ha raggiunto una diffusione tale da essere considerata una vera e propria emergenza pandemica. Ma è solo nel 2019 che l’obesità viene riconosciuta dal Parlamento in Italia come patologia cronica, con specifiche risorse dedicate alla prevenzione e alla terapia. In Italia, una persona su dieci risulta affetta dalla patologia. Il dato è particolarmente allarmante guardando alla popolazione giovanile: siamo il primo paese in Europa per obesità infantile.

Secondo quanto ci riferisce Laura Dalla Ragione – psichiatra e psicoterapeuta che dirige la Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell’Umbria, insegna all’Università Campus Bio-Medico di Roma e ha pubblicato numerosi libri sui disturbi alimentari con Il Pensiero Scientifico Editore – nel biennio 2017-2018, circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti italiani erano in eccesso di peso ovvero il 25% della popolazione di età compresa tra i 3 e i 17 anni. Numeri che destano non poca preoccupazione dal momento che, come è ben noto, chi è afflitto da obesità in età giovanile ha maggiori probabilità di soffrirne anche in età adulta e, lo ricordiamo ancora una volta, l’obesità rappresenta la quinta causa di morte più frequente al mondo, poiché risulta costantemente associata a numerose patologie come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcune forme di cancro.

La vita dei pazienti affetti da obesità, inoltre, risulta particolarmente dura non solo a causa delle patologie associate, ma anche per la discriminazione sociale di cui sono vittime. Delle persone con obesità  si ha spesso una visione stereotipata secondo la quale si tratta di individui  pigri , poco motivati a curare la propria salute e la propria immagine e dunque, in ultima analisi, responsabili del peso eccessivo, considerato come la prova tangibile di una scarsa forza di volontà. Gli atteggiamenti discriminatori che colpiscono le persone con obesità danneggiano pericolosamente la loro salute psichica e fisica andando ad aggravare ulteriormente il comportamento alimentare nonché ad erigere una vera e propria barriera per l’accesso alle cure. Il particolare, il pregiudizio purtroppo frequente e consolidato secondo cui il controllo del peso è esclusivamente determinato dalla volontà del paziente, rende quest’ultimo meno propenso alla ricerca di aiuto e allontana i professionisti del settore sanitario dal senso di responsabilità terapeutica.

Uno dei risvolti dell’obesità di cui non si parla abbastanza e che riguarda il concetto di stigma in senso lato è proprio questo: la convinzione errata che l’obesità sia una scelta causata da uno scorretto stile di vita. Tale convinzione, già di per sé negativa per le persone con obesità,  contiene un ulteriore fattore di rischio perché ha il nefasto effetto di deviare le iniziative pubbliche di trattamento, di prevenzione e compromette il progresso della ricerca.

Tuttavia, bisogna anche tenere conto che quando si parla di obesità il nostro istintivo biasimo per le persone grasse potrebbe essere semplicemente grassofobia travestita da “preoccupazioni per la loro salute”, come sostiene Amy Erdman Farrell nel libro Fat shame: Lo stigma del corpo grasso, pubblicato recentemente da Tlon. Il tema dello stigma che colpisce le persone obese è molto scivoloso, si legge su Senti chi parla perché se da un lato riconoscere all’obesità la valenza di vera e propria psicopatologia libera la persona con obesità dalla condanna di sentirsi considerata come scarsamente dotata di forza di volontà, dall’altro il tacciare a tutti i costi di negatività il fatto di essere grassi scaturisce da un atteggiamento  fobico (grassofobia) che riguarda gli altri. In altri termini, prendersi cura delle persone con obesità presuppone una profonda consapevolezza di tutte le implicazioni psicologiche che entrano in gioco, non solo nella testa dei pazienti, ma anche nel processo di presa in carico.

L’aumento dell’obesità infantile e adolescenziale è strettamente collegato al diffondersi del fenomeno del bullismo. Su questo aspetto, Laura Dalla Ragione e Simone Pampanelli hanno recentemente pubblicato Cuori invisibili. Obesità e disturbo da alimentazione incontrollata in età evolutiva in cui si affronta il tema della grande sofferenza che si nasconde dietro corpi ingombranti al punto da diventare invisibili. L’aumento esponenziale dei casi di obesità infantile e adolescenziale desta particolare preoccupazione anche a causa degli episodi di bullismo ad essi associati. L’88% dei pazienti affetti da obesità dichiara di aver subito aggressioni verbali e insulti a causa del peso almeno una volta nella vita. Tale fenomeno risulta particolarmente diffuso nel contesto scolastico e nel gruppo dei pari, con un effetto traumatico che potenzia l’uso emotivo del cibo, spesso impiegato come comfort food, e che innesca un circolo vizioso responsabile del mantenimento dei comportamenti alimentari disfunzionali.

Erica Sorelli
Ufficio stampa Il Pensiero Scientifico Editore


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