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Governo del consumo farmaceutico, ruoli non bilanciati

Nel quadro del costante incremento nell’utilizzo dei farmaci, fenomeno dovuto in larga parte all’azione dell’industria farmaceutica, medici, cittadini e governi, che dovrebbero essere i naturali “contropoteri” in grado di bilanciare le potenziali distorsioni guidate dal perseguimento del profitto, falliscono infatti molto spesso nell’adempiere con successo al proprio ruolo. La denuncia arriva da un articolo pubblicato dal blog di Politica sanitaria SaluteInternazionale.

Spiegano Alice Fabbri e Chiara Bodini del Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale dell’Università di Bologna: “Nel modello progressista l’incremento dell’utilizzo di farmaci viene visto come il naturale risultato dei successi della medicina e del progresso scientifico-tecnologico nel trovare nuovi modi di trattare le patologie. Con l’assunzione implicita che i farmaci vengono sviluppati dalle industrie principalmente per rispondere ai bisogni di salute dei pazienti, e dunque nel loro interesse. Il modello progressista rappresenta una fotografia idealizzata e semplicistica del fenomeno oggetto di studio, ignorando completamente gli articolati processi che conducono allo sviluppo, all’approvazione e all’immissione sul mercato delle innovazioni scientifiche in ambito sanitario”. Il modello alternativo, denominato bilanciamento dei poteri, offre invece una chiave di lettura più complessa e realistica del fenomeno, attraverso l’analisi dei rapporti che legano i quattro attori protagonisti: l’industria, i medici, i cittadini, i governi e le compagnie assicurative. Ognuno di loro è portatore di un interesse e di un potere che dovrebbe essere reciprocamente bilanciato, ma tale equilibrio cambia nel tempo e nei differenti paesi. Le attività di questi quattro attori, e le pressioni che esercitano o falliscono nell’esercitare l’uno sull’altro, sono responsabili dell’incremento nell’utilizzo di farmaci su scala globale.

Fonte:
Fabbri A, Bodini C. Una pillola per ogni malattia. SaluteInternazionale 21/04/2010.

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