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I dentisti al tempo della crisi

Il mercato delle cure odontoiatriche private è in fortissimo ribasso, sempre meno italiani vanno dal dentista a causa della crisi economica e tanti studi dentistici sono addirittura a rischio chiusura. Un quadro a tinte fosche che arriva dal workshop “A che punto è la crisi? la situazione del settore dentale” organizzato al 54° Congresso degli Amici di Brugg a Rimini dall’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) e dall’Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane (UNIDI).

È stata presentata un’indagine realizzata da Key-Stone su un campione di 1000 dentisti, oltre 600 laboratori odontotecnici e circa 100 aziende del mercato che ha evidenziato dati assai preoccupanti per il settore:

– calo di accessi agli studi dentistici pari a 2,5 milioni di visite in meno nel 2010 (-4,3%), che si aggiunge alla perdita di oltre un milione di pazienti già sofferta l’anno precedente
– calo del fatturato dei lavoratori odontotecnici del 14%, che si aggiunge al calo del 15% già sofferto l’anno precedente
– calo ancora più netto al Sud, con un 54% di dentisti in fase recessiva (-6,5% di pazienti) e un 60% di laboratori che segnalano una nuova decrescita rispetto a quella già patita lo scorso anno
– un terzo dei dentisti si dichiara sottoccupato, soprattutto i giovani e i più anziani, per insufficienza di pazienti e sta valutando la chiusura dello studio

In controtendenza il comparto dei prodotti e delle attrezzature ad uso dentale, che torna a crescere con un +7,4% come dimostrano gli studi di settore UNIDI. Come reagiscono i dentisti alla crisi? Il 63,9% punta sulla maggiore efficienza degli studi; il 54,% accresce il capitale professionale investendo nelle proprie capacità; il 43,6% punta a risparmiare sulle spese di studio; il 35,6% ricerca collaborazione con altri studi e si associa con altri dentisti; il 31,9% investe nello studio per aumentare la gamma delle cure praticate; il 17,4% rivede le tariffe; il 16% ricerca collaborazione con l’odontoiatria pubblica. I dentisti interessati al questionario confermano un atteggiamento indifferente (29,6%) se non addirittura negativo (41,4%) rispetto ad un ruolo propulsivo dei fondi sanitari integrativi, così come l’82,6% manifesta una certa preoccupazione per il propagarsi di forme di esercizio professionale supportate da società di capitale, franchising.

Commenta il Presidente dell’ANDI Gianfranco Prada: “Il fatto che l’odontoiatria italiana – già considerata tra le migliori al mondo dal punto di vista qualitativo – dimostri, nonostante la crisi economica imperante, di sapersi ulteriormente rinnovare, è un segnale di grande vitalità e impegno. L’aumento costante di studi odontoiatrici che praticano l’implantologia è il segnale che si vuole sempre poter offrire al paziente soluzioni terapeutiche di elevata qualità. Voglio però anche ricordare ai colleghi l’importanza deontologica di saper curare e mantenere prima di tutto l’integrità dell’apparato odontoiatrico e quindi la necessità di tentare, prima di effettuare qualsiasi altra scelta, la cura ed il recupero anche degli elementi dentari più compromessi”.

Roberto Callioni, ex presidente ANDI e ora responsabile del Servizio Studi, spiega: “Bisogna prendere atto che la mutazione professionale in atto è vissuta con maggiore sofferenza dai dentisti meno giovani, più legati quindi alle consuetudini. Invece i trentenni che si approcciano alla professione solo ora e non hanno vissuto l’età dell’oro si adeguano con maggiore facilità e duttilità alla nuova turbolenza del mercato”.

Fonte: Workshop “A che punto è la crisi? la situazione del settore dentale” – 54° Congresso degli Amici di Brugg, Rimini 2011.

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