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“Idea” di essere

Thomas MetzingerThomas Metzinger è intervenuto nell’XI ciclo di seminari della Scuola di Alta Formazione Filosofica di Torino, fondata e diretta da Ugo Perone, con una lezione magistrale dal titolo “Spiritualità e onestà intellettuale”, sulla relazione tra scienza e religione e sulla possibilità di una spiritualità non religiosa (1, 2).

Il nome di Metzinger, uno dei massimi filosofi contemporanei della mente, è noto anche al di fuori dal mondo accademico per il suo pensiero che, riprendendo suggestioni classiche della storia della filosofia (Platone, Kant, Schopenhauer), si fonda sulla visione della realtà intesa come rappresentazione e proiezione fenomenica. Un pensiero che apre molti spunti di riflessione anche per chi si occupa del rapporto tra mente e cervello anche partendo da posizioni diverse. D’altra parte, interrogarsi circa l’identità personale, i meccanismi di funzionamento del pensiero umano, la complessa relazione fra mente e corpo e fra mente e cervello sono da decenni alcuni dei motivi di confronto e di scontro tra diverse scuole filosofiche (riconducibili all’indirizzo analitico o alla cosiddetta filosofia della mente), sia tra discipline diverse (come tra scienze cognitive, psicologia, psicoanalisi e filosofia).

È noto che le percezioni fisiche (uditive, tattili, visive, eccetera) suscitano una qualche risonanza emotiva nel soggetto. E che questa risonanza ha un corrispettivo a livello neurofisiologico. In Empirical perspective from self-model theory of subjectivity (3), Metzinger ha riflettuto sugli esperimenti degli arti mancanti condotti del neuropsicologo indiano Vilayanur Ramachandran che hanno rilevato relazioni tra la coscienza (il fantasma della mente) e le attività motorie: si tratta di studi ormai storici sulla sindrome dell’arto fantasma, cioè della percezione nelle persone amputate o con un arto completamente paralizzato di “sentire” la mano o la gamba che non c’è più. Attraverso un gioco di specchi che riflette l’immagine dell’arto sano, il paziente sente di muovere l’arto fantasma. “Una sola gamba ai miei occhi, ma due gambe per la mia anima”, citando il capitano Achab del Moby Dick di Melville.

Ma quanto “ghostly” sono gli arti fantasma? Come misurare la “realness” della coscienza del sé? Metzinger ragiona su un’altra serie di studi che attraverso la risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato come parti del corpo che non sono mai state sviluppate fisicamente in pazienti nati senza un arto possono essere simulate con un’attivazione delle aree della corteccia sensoriale e motoria. Questi dati dimostrerebbero che parti del corpo mai sviluppatesi fisicamente possono venir “simulate” in aree corticali sensoriali e motorie.

L’io esiste dunque? In realtà, no. “Non esiste una cosa simile a quello che comunemente chiamiamo sè. Non esiste quella sostanza sulla quale abbiamo eretto la nostra civiltà, diremmo enfaticamente. Al contrario di ciò che la maggior parte delle persone crede, nessuno è mai stato o ha mai avuto un sè”, scrive Metzinger del suo libro Il tunnel dell’Io. Scienza della mente e mito del soggetto (Raffaello Cortina Editore), dove presenta le sue tesi in una forma accessibile a un pubblico più ampio.

Come poi Metzinger ha sottolineato, in un’intervista sul tema della sua lezione magistrale tenuta alla scuola torinese, le neuroscienze di oggi “hanno mostrato che anche la coscienza e la prospettiva in prima persona hanno necessariamente una base fisica. Più in generale, stanno cambiando l’immagine dell’uomo, per esempio rispetto alla questione della mortalità, o alle origini evoluzionistiche della mente umana: molte delle nostre proprietà mentali sono probabilmente il risultato di un processo che non ha uno scopo né una direzione“.

laura tonon

Bibliografia
1. Thomas Metzinger (PDF: 110 Kb)
2. La lezione magistrale di Thomas Metzinger alla Scuola di Alta Formazione Filosofica di Torino (PDF: 100 Kb)
3. Thomas Metzinger: Empirical perspective from self-model theory of subjectivity (PDF: 126 Kb)

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