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Schierarsi politicamente si può? Il dilemma dei camici bianchi

Può un medico esprimere pubblicamente le sue idee politiche? La fiducia dei pazienti risulta compromessa dalla conoscenza delle opinioni politiche dei professionisti a cui si affidano? Andrea Capocci ricostruisce su Il Punto il dibattito che anima la scena attuale alla luce delle prossime elezioni negli Stati Uniti e dei recenti eventi di violenza accaduti negli ospedali italiani.

È appena uscito su “Il punto” un interessante articolo di Andrea Capocci in cui ci si chiede se i medici debbano nascondere le proprie opinioni politiche per essere dei bravi medici. La domanda che Capocci e i suoi colleghi oltreoceano si pongono in questo periodo particolarmente caldo sotto il profilo degli schieramenti politici è, senza tanti giri di parole: può un medico esprimere pubblicamente le sue idee politiche?

In altri termini, la fiducia nel medico risulta compromessa dalla conoscenza delle sue opinioni politiche, indipendentemente dal fatto che si tratti di opinioni divergenti da quelle del paziente? Capocci riporta la riflessione in merito dell’elettrofisiologo esperto di cardiologia sportiva John Mandrola, noto per il suo rigore in materia di integrità scientifica e etica medica, che dichiara senza mezzi termini: “Che a noi specialisti piaccia o no, una grande componente del nostro successo con i pazienti coinvolge la fiducia. Ciò che conta nella pratica clinica è costruire il rapporto con il paziente, comprenderne il problema e le priorità, e trovare una terapia che si adatti alle sue. È impossibile farlo se il paziente non si fida di te. O se ti considera schierato”.

Di diverso avviso è l’oncoematologo statunitense Vinay Prasad – anche lui assai attento ai risvolti sociali della scienza medica – che in un articolo sul suo sito personale ha risposto a Mandrola sostenendo di ritenere assolutamente legittimo che “gli specialisti, come ogni altro cittadino, siano liberi di esprimere le loro opinioni politiche”.

D’accordo con Prasad si è detto Adam Cifu, che nel suo blog su Sensible Medicine ha scritto che vi sono ottime ragioni perché un medico si impegni nel dibattito pubblico, sottolineando che “grazie alla loro formazione e alla loro esperienza, i medici potrebbero essere le persone più indicate per rappresentare alcune cause”, anche se i pazienti vanno dal medico per le cure mediche e le visite dovrebbero riguardare esclusivamente loro.

Capocci si serve delle dichiarazioni dei medici che abbiamo rapidamente riportato per mettere a fuoco il vero nocciolo della questione: “si può discutere se sia opportuno che un medico esprima le sue posizioni politiche, l’importante è che la sua posizione politica non influenzi le sue decisioni cliniche.” Non si tratta di una diatriba accademica, specifica opportunamente Capocci, “le occasioni concrete in cui fiducia e spirito di cittadinanza possono entrare in conflitto si moltiplicano ogni giorno. Per limitarsi alla realtà italiana, si pensi al dibattito sull’autonomia differenziata, di stretta attualità.”

Infine, il giornalista mette opportunamente in luce come lo schieramento politico del professionista lungi dal comportare una rottura del vincolo di fiducia reciproca, in molte situazioni ne rappresenta addirittura un rafforzamento: “Alcuni pazienti possono cercare deliberatamente l’aiuto da parte di medici che condividono una particolare visione” e, spingendoci oltre, “se l’assistito da utente si trasforma in consumatore, lo schieramento politico in un senso o in un altro può diventare persino una strategia di marketing. Con buona pace per la natura ‘universalistica’ del Servizio sanitario nazionale.

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

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