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Il sale è un nemico pubblico?

Diminuzioni, anche modeste, nel consumo di sale potrebbero ridurre sostanzialmente gli eventi cardiovascolari: i benefici che si possono ottenere sono paragonabili a quelli raggiungibili riducendo il fumo, l’obesità e i livelli di colesterolo.

Queste le conclusioni di uno studio statunitense pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha cercato di quantificare gli effetti di una riduzione giornaliera del consumo di sale di 3 g (1200 mg di sodio).

Dalla teoria alla pratica: l’Health Department dello Stato di New York ha da poco varato la campagna nazionale National Salt Reduction Initiative (NSRI) che si propone di far abbassare alle catene di ristorazione e alle industrie alimentari l’utilizzo di sale nei loro prodotti, con l’obiettivo di diminuire del 25% il contenuto di sale nei cibi processati.

E in Italia? La diminuzione dell’introito di sale con la dieta, da ottenere anche attraverso la riduzione del suo contenuto negli alimenti, in particolare nel pane che ne è la fonte principale, rappresenta uno degli obiettivi di “Guadagnare salute“: nell’ambito del progetto sono stati pertanto siglati protocolli di intesa con le associazioni della panificazione per ridurre il contenuto di sale nel pane. L’INRAN, infine, ha dedicato al sale un intero capitolo delle “Linee guida per una sana alimentazione italiana”.

Tra sostenitori e demolitori, la guerra al sale continua…

Fonti
Bibbins-Domingo K, Chertow GM, Coxson PG et al. Projected effect of dietary salt reductions on future cardiovascular disease. N Engl J Med. 2010 Jan 20. [Epub ahead of print].
Appel LJ, Anderson CA. Compelling evidence for public health action to reduce salt intake. N Engl J Med. 2010 Jan 20. [Epub ahead of print].
INRAN. Il Sale? Meglio poco, pp 47-52, in Linee guida per una sana alimentazione italiana, 2003.
D. Frati. La guerra al sale comporta rischi inattesi? Pensiero.it, 14/01/2010.

arabella festa

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