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Immidem: la seconda fase del progetto

Indagare le caratteristiche demografiche, socioculturali e cliniche nonché l’utilizzo delle risorse sanitarie dei migranti con disturbi cognitivi residenti in Italia; fornire agli operatori sanitari strumenti per la valutazione cognitiva cross-culturale delle persone con una storia di migrazione; aumentare la consapevolezza e l’alfabetizzazione sanitaria, combattere lo stigma e gli stereotipi negativi sulla demenza in individui culturalmente diversi e formare in modo specifico gli operatori sanitari sui disturbi cognitivi in questi gruppi di popolazione: sono questi gli importanti obiettivi che Immidem si prefigge di raggiungere nella seconda fase del progetto, dopo i primi tre anni di attività.

Coordinato dall’Istituto superiore di sanità attraverso l’Immidem Study Group, Immidem è stato avviato con il finanziamento del Ministero della Salute nell’ambito della Ricerca finalizzata 2016 (GR-2016-012364975) e prosegue nell’ambito della Ricerca Finalizzata 2021 (GR-2021-12372081). La prima fase del progetto ha permesso di confermare quella che era stata una osservazione clinica iniziale e cioè che sempre più persone con un background migratorio si rivolgevano agli ambulatori dedicati per un disturbo cognitivo. La survey, condotta tra più di 340 CDCD italiani ha infatti mostrato che, nel 2019, più di 4000 migranti avevano eseguito almeno una visita presso i CDCD per la presenza di un disturbo cognitivo e più di 2000 si erano sottoposti a una valutazione neuropsicologica.

Gli obiettivi specifici della seconda fase del progetto sono quindi rivolti a colmare alcune delle lacune e criticità emerse nei primi tre anni di attività: ne abbiamo parlato con Marco Canevelli dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto superiore di sanità.

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