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La fiducia è l’arma contro l’esitanza e le false credenze

Esitanti

Prima di andare in vacanza, parliamo ancora del libro di Guendalina Graffigna Esitanti. Quello che la pandemia ci ha insegnato sulla psicologia della prevenzione prendendo spunto dalla lunga ed esaustiva intervista che l’Agenzia Dire ha realizzato all’autrice, ordinario di psicologia dei consumi e della salute alla Cattolica Sacro Cuore e direttrice del centro di ricerca EngageMinds hub, sempre presso l’università milanese.

Nel volume, l’autrice parte dal presupposto che la convivenza con la pandemia da covid-19 ha profondamente toccato la vita e la psicologia di ognuno di noi: chi ha avuto esperienza diretta della malattia, chi ha subito dei lutti, chi ha dovuto continuare a lavorare nelle funzioni essenziali mettendo a rischio la propria vita, chi a causa della quarantena ha dovuto abbandonare drasticamente abitudini e attività lavorativa. Successivamente, Graffigna riflette sui fattori psicologici legati alla percezione del rischio, alla motivazione al cambiamento comportamentale e all’aderenza alle misure preventive, sottolineando l’importanza dei fattori psicosociali che entrano in gioco nei comportamenti e nella prevenzione.

A fronte della semplicità delle tre regole base della prevenzione – indossare la mascherina, lavarsi le mani, mantenere il distanziamento fisico  – sono emersi con forza fattori contestuali, emotivi ed esperienziali che hanno rivelato quanto la pandemia abbia messo a dura prova la resilienza di tutta la società. “Siamo stati tutti azzerati nelle nostre certezze perché anche la comunità scientifica si è trovata a fronteggiare una materia incerta: il covid. Per questa ragione il cittadino è diventato vittima di credenze più o meno oggettive“, dichiara l’autrice nell’intervista rilasciata a Chiara Organtini, spiegando come si siano innescati meccanismi mentali che ci rendono sospettosi, sfiduciati, e che hanno condotto diverse persone a negare l’esistenza del virus, a credere ad informazioni non verificate e a mostrarsi recalcitranti sul vaccino.

In altre parole, stiamo assistendo a una vera e propria epidemia di false credenze. Ma cosa si intende con esattezza con la locuzione “false credenze”? Graffigna lo spiega molto chiaramente nell’intervista: “Le false credenze esistono sul covid, sui vaccini e su tutti i fattori di rischio, tanto che il lavoro più difficile è proprio quello di prevenzione ed educazione alla prevenzione. Le credenze derivano dai nostri filtri mentali, da come selezioniamo le informazioni e diamo loro senso. Spesso facciamo una selezione delle informazioni in ragione dei nostri pregiudizi ma anche in ragione della sovraesposizione mediatica, quindi da un punto di vista psicologico c’è una selezione ‘naturale’ delle informazioni: per sopravvivere in modo economico, mentalmente, usiamo delle scorciatoie mentali, ovvero euristiche, e scegliamo le informazioni che confermano i nostri giudizi e pregiudizi”. Le false credenze sono, insomma, un filtro interpretativo della realtà.

Il rischio che ci troviamo ad affrontare in questo particolare frangente consiste nel fatto che “questa pandemia ci ha attivato molto sul piano della paura e dell’ansia, il problema è che riusciamo a tollerare un picco di questo tipo per un periodo breve, poi i nostri meccanismi mentali adattivi ci portano a negarlo oppure ci abituiamo e alziamo l’asticella della tolleranza alla frustrazione emotiva, diventando fatalisti”.

L’intensità emotiva che caratterizza il periodo che stiamo vivendo da quando è scoppiata la pandemia, spiega Graffigna “ci porta a cercare delle cause e degli untori, ovvero un meccanismo mentale comune che può diventare anche un meccanismo sociale che vuole trovare il colpevole della sofferenza che stiamo vivendo. Da qui la teoria del complotto e dello scetticismo, processi che a volte sono alimentati dalla semplificazione nella lettura degli eventi”.

In questa condizione di universale preoccupazione,  la popolazione da un lato si rivela coscienziosa e desiderosa di capire e informarsi, dall’altro dà valutazioni che diventano disfunzionali, fraintendendo la bontà scientifica dell’informazione sul vaccino. Così, la fiducia diventa l’elemento portante di una buona comunicazione e di una prevenzione efficace: “Qualsiasi campagna preventiva si deve basare sulla fiducia: del cittadino verso la società ma anche della società e autorità verso il cittadino. La fiducia però va costruita e consolidata passo a passo”. Invece, purtroppo, in termini di comunicazione sono stati compiuti molti errori che hanno finito per remare contro e per giustificare involontariamente l’alimentarsi di false credenze: “la psicologia è complessa e nelle situazioni di grande incertezza i meccanismi semplificatori di pensiero ci portano a ragionare per salti logici e la comunicazione su questo deve essere attenta a non generare false credenze, perché una credenza che oggi può essere funzionale, come a fine dicembre il vaccino che ci avrebbe portato fuori dalla pandemia entro pochi mesi, può rivelarsi un boomerang sui cittadini, che non riescono a rimettere insieme i pezzi di questa narrazione”.

Cosa possiamo imparare da tutto quello che è accaduto e che ancora sta accadendo?

Graffigna risponde senza esitare: “L’esitanza è un problema a cui stiamo mettendo or un cerottino, anche con il green pass, ma dobbiamo partire in situazioni non critiche, non emergenziali, non pandemiche, e fare cultura della prevenzione fin da bambini, quando sul tema salute non abbiamo difficoltà”.

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

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