In primo piano

La guerra contro i batteri

Come estendere la vita funzionale del nostro attuale arsenale di antibiotici in modo di affrontare il fenomeno dell’aumento dei ceppi batterici resistenti e l’abbandono da parte delle aziende farmaceutiche del settore della ricerca su nuovi antibiotici? Il guru dei farmaci biotech Ron Najafi presenta la sua ricetta alla rivista specializzata The Scientist.

Il 90-95 per cento delle infezioni è di origine virale, eppure le statistiche dimostrano che almeno metà delle persone colpite da raffreddore, bronchite o influenza assume antibiotici, che sono anti-batterici e non servono contro i virus. Ma oltre a non essere efficace, l’abuso di antibiotici ha conseguenze gravissime. Le resistenze farmacologiche non sono altro che le “armi” di un batterio per eludere l’azione di un antibiotico. Trovano la loro radice nei geni del batterio stesso. Una semplice mutazione casuale che a un certo punto compare nel Dna di un microrganismo, anche in un unico gene, può infatti rivelarsi in maniera del tutto imprevista un’arma per difendersi da un farmaco. Gli antibiotici prodotti negli ultimi decenni, oltre a curare le persone, non hanno fatto altro che selezionare, tra tutti i ceppi batterici di ogni specie, quelli più forti perché portatori di mutazioni vantaggiose per difendersi dagli antibiotici stessi. Il solo fatto di usare queste medicine prima o poi farà insorgere qualche resistenza, senza contare che spesso in passato c’è stata, e c’è ancora oggi, la tendenza di molti medici a fare un uso indiscriminato ed eccessivo degli antibiotici e quindi ad accelerare il processo di ceppi resistenti che manderanno in pensione tutte queste molecole antibatteriche.

“Stiamo perdendo la guerra contro i batteri”, spiega Jim Wilde, specialista in medicina pediatrica d’urgenza al Medical College of Georgia. “La diffusione di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici è più veloce della nostra capacità di creare nuovi antibiotici per distruggerli. Se si guarda alla storia dell’uso degli antibiotici e alla storia della resistenza agli antibiotici negli ultimi 60 anni si vede come si inseguono l’una con l’altra. Appena un nuovo antibiotico viene introdotto sul mercato, i batteri sviluppano la resistenza specifica a quel prodotto. Se non fosse stato per il fatto che abbiamo continuamente sviluppato nuovi antibiotici negli ultimi decenni, saremmo in un mare di guai. Anche usando gli antibiotici in modo appropriato i batteri trovano un modo per aggirarli, ma in questo modo possiamo ritardare questo processo e guadagnare tempo per creare nuovi farmaci”.

Attualmente, sono circa 240 gli antibiotici a disposizione della classe medica. Questo in passato ha indotto molti a pensare che non fosse necessario svilupparne altri, pertanto la ricerca di nuovi antibatterici si è praticamente fermata da circa 20 anni. Najafi, CEO della NovaBay Pharmaceuticals Inc., un’azienda biotech della California che sviluppa soprattutto farmaci contro le infezioni antibioticoresistenti, spiega: “Ho sempre trovato questi interrogativi affascinanti e soprattutto di vitale importanza. Sono numerose le soluzioni finora proposte da altri addetti ai lavori, come offrire incentivi economici alle aziende per sviluppare nuovi antibiotici, ma io credo che innanzitutto dobbiamo allungare la vita funzionale degli antibiotici che già abbiamo”.

Come? Ecco le 5 proposte di Ron Najafi:

1. Limitare e controllare severamente la somministrazione non necessaria di antibiotici agli animali d’allevamento sani: la terapia antibiotica non può essere usata come misura preventiva in zootecnia.

2. Misurare la quantità e valutare l’impatto dell’enorme quantità di antibiotici che finisce dispersa nell’ambiente dopo l’utilizzo umano.

3. Sviluppare nuove classi di farmaci che uccidano i patogeni senza consentire lo sviluppo di fenomeni di resistenza.

4. Attaccare i batteri con strategie multi target, in modo da rendere quasi impossibile la resistenza mutazionale.

5. Incoraggiare e incentivare l’industria dei farmaci da banco a mettere sul mercato agenti disinfettanti topici non antibiotici per occhi, naso, orecchie, epidermide.

david frati

Fonte
Najafi R. 5 ways to save antibiotics. The Scientist 2010; 14/12/2010.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.