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La pandemia nascosta dei bambini orfani da covid-19

Stiamo assistendo a quella che è già stata efficacemente definita come la  “pandemia nascosta del 2021” – a cui si fa riferimento nel rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi sugli orfani da covid-19 e le possibili strategie di intervento. Si tratta della drammatica ricaduta pediatrica della covid-19 che riguarda i bambini rimasti orfani a causa dell’epidemia. Ce ne parlano Angela Troisi e Federico Marchetti della Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale di Ravenna, Ausl della Romagna, sull’ultimo numero di Medico e bambino, sottolineando come, ancora una volta, la pandemia abbia messo in evidenza le disparità sociali e di salute nell’incidenza di malattia, nella sua severità e nei suoi esiti. Tali disparità derivano dalla disuguaglianza nei diritti di accesso ai servizi di salute, dai maggiori problemi di disoccupazione, dalle discriminazioni, dai gap educazionali e dalla maggiore instabilità economica e probabilità di vivere in condizioni precarie.

La pandemia nascosta rappresenta una vera e propria catastrofe, anche perché lo stato di orfano comporta, oltre che una devastazione emotiva, un incremento del rischio di povertà, di istituzionalizzazione e di abuso. Partendo dal presupposto che la morte di un familiare stretto per un bambino è uno degli eventi più  traumatici che la vita possa riservare – su questo tema Richard e Piggle, storica testata edita dal Pensiero Scientifico, ha da poco dedicato il numero 3 -, occorre tenere presente che la rapidità con cui la covid-19 causa malattia e morte lascia a disposizione pochissimo tempo per preparare i bambini a un tale trauma. Pertanto, le conseguenze della perdita di un genitore o di un caregiver, che già di per sé è spesso causa di problemi di salute mentale come ansia, depressione, stress post-traumatico, bassa autostima, con associato un maggior rischio di subire violenza fisica, sessuale e psicologica, risultano ulteriormente acuite anche dai rilevanti disagi di natura economica, in quanto la pandemia ha aggravato le situazioni di povertà preesistente.

Quella della pandemia nascosta, sostengono Troisi e Marchetti, auspicando a questo riguardo “l’intervento dei governi locali, nazionali, delle organizzazioni internazionali, con azioni mirate in quelle aree del mondo dove il tasso di orfani causati dalla pandemia è più elevato” è “una prospettiva che ogni pediatra e ogni istituzione dedicata all’infanzia deve conoscere per favorire interventi comunitari consapevolmente concreti.”

Nella consapevolezza che, come rilevano alcuni degli autori di Richard e Piggle, per un bambino che rimane orfano, il lutto costituisce un organizzatore della vita psichica, influenzando la sua capacità di elaborare la perdita nel determinare la qualità di tutti i rapporti nel corso della vita futura: “Nel pendolo tra sviluppo normale e patologico che caratterizza la vita psichica dell’individuo, già agli inizi lo psicoterapeuta sa riconoscere le espressioni del lutto sano e di quello patologico e promuovere nell’intervento precoce della psicoterapia quella doppia valenza, curativa e preventiva, nei confronti di funzioni della mente a partire dalla simbolizzazione primaria e secondaria fino alla riflessività del Sé nel bambino e nell’adulto-genitore superstite”.

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

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