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La regola della mano di Dio

Solitamente la parola “regola” suscita reazioni contrastanti. C’è chi le teme e le vive come una limitazione di sé, un impedimento all’espressione, alla buona riuscita di un’azione e c’è chi, al contrario, le vede come delle necessarie garanzie per permettere ad ognuno di avere spazi certi di manovra. Così afferma Paolo Casarin, storico arbitro calcistico nella bella intervista sull’ultimo numero di Forward.

L’ultimo numero del 2021 della rivista pubblicata dal Pensiero Scientifico Editore è dedicato infatti alla parola “regole”. Regole per saper leggere la realtà quotidiana e governare l’incertezza, e per accompagnare la medicina del futuro.  “In alcuni settori questo titolo non è un ossimoro”, scrive Antonio Addis nella sua presentazione del numero, “abbiamo bisogno di regole per interpretare la medicina del futuro e che ci permettano di leggere i fenomeni, riconoscerli, studiarli e governarli. Eppure spesso il lavoro di chi si occupa di formulare, aggiornare e mantenere le regole del gioco in medicina, i regulators, è associato a termini come burocrazia, formalismo, lungaggine o altri sinonimi che indicano ostacoli all’innovazione.”

In questo numero di “Forward” si cerca di approfondire quanto le regole siano in realtà indispensabili, non solo in medicina, ma in generale, per saper leggere la realtà quotidiana e governare l’incertezza. Basti pensare a quanto siano fondamentali nel gioco, come afferma Paolo Casarin nell’intervista rilasciata al figlio Pierpaolo, pubblicata proprio sullo stesso numero della rivista: “La regola non è qualcosa di fisso, di immutabile, ma cambia con il variare delle circostanze. In particolare, nel gioco del calcio sembra essere un fenomeno in evoluzione, in una condizione di permanente trasformazione.” A questo proposito, viene in mente il famoso episodio del gol di mano segnato da Maradona, gesto talmente iconico da essere passato alla storia, al punto che ancora oggi, a trentacinque anni di distanza,  Sorrentino intitola il suo ultimo film “E’ stata la mano di Dio”.

La capacità di mutazione insita nella natura stessa della regola, che per sopravvivere è pronta a tutto, non deve però sovrastare il senso della sua necessità,  “altrimenti si potrebbe pensare che la continua modifica delle regole sia diventata un gioco all’interno del gioco. Un divertimento anche senza pallone.”

Erica Sorelli
Il Pensiero Scientifico Editore

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