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L’imperialismo della medicina

Dalla rivista Recenti Progressi in Medicina


Troppi eccessi, troppo trionfalismo nella narrativa sulla risposta sanitaria alla covid-19. Ne è convinto Richard Horton, direttore del Lancet, che così scrive in una Offline di apertura del settimanale, proponendo la lettura di un libro di Barbara Katz Rothman, docente di sociologia alla City University di New York (1).

“Il punto di partenza dell’autrice è la nozione di ‘imperialismo biomedico’. La biomedicina è ‘l’impero dominante, che colonizza il pianeta’, e noi ne siamo i cittadini. Rothman non nega che la biomedicina abbia salvato vite durante la pandemia. Ma la sua preoccupazione è il crescente potere della biomedicina nella società. La biomedicina ha trasceso il potere dello stato-nazione. Ha ‘conquistato tutti gli stati-nazione’. Per Rothman, impero significa tre elementi separati ma collegati. Primo, la biomedicina come potere economico. La sua forza economica ‘non ci ha lasciato nessun meccanismo se non il profitto per fare qualcosa che presumibilmente tutti gli esseri umani vogliono che sia fatto’. In secondo luogo, la biomedicina come potere di governo. La biomedicina è diventata “una forma di governo colonizzatrice’ che deve essere contenuta. E terzo, la biomedicina come potere religioso: ‘quando violi i suoi principi o non partecipi ai suoi riti, sei trattato come un eretico’”.

Rothman, prosegue Horton, si spinge fino a suggerire che la biomedicina è “’un impero del male che opera nel proprio interesse’. Identifica la causa principale nella versione odierna del capitalismo, che ‘non può espandersi senza la costante ricreazione dei bisogni […] e concentrarsi su salute, vitalità e longevità, che sono probabilmente i bisogni più irresistibili’”.

Qui sta la grande limitazione dell’impero biomedico: il suo successo dipende dallo sfruttamento dei desideri e delle divisioni esistenti nella società. La biomedicina è collusa con la nostra ossessione per l’individuo che prevale sulla società, con l’“espansione infinita del rischio” e con la richiesta di eliminare questi rischi. Quindi cosa, potresti chiedere? Finché la biomedicina mantiene le sue promesse – diagnostica, medicine, vaccini – di cosa si lamentano i critici? La risposta è che qualcosa si è perso e “la parola cura lo riassume”. La salute e l’assistenza sanitaria nell’impero biomedico sono diventate servizi medici “molto individualizzati e molto professionali”, sottolinea Horton.

In che modo la società dovrebbe affrontare la portata eccessiva di quello che viene dunque definito l’impero biomedico? “Ridefinire la medicina e la scienza medica così che comprenda sia il mondo sociale sia quello individuale”. Niente di particolarmente nuovo: “La nozione di Covid-19 come sindemia piuttosto che come pandemia sottolinea come la povertà e la disuguaglianza siano determinanti fondamentali delle sue conseguenze. Ma leggere la sua accusa agli ospedali di essere ‘essenzialmente fabbriche che processano le persone attraverso procedure’ fa male”. Alcune scelte fatte nel periodo della crisi più acuta della pandemia sono state indiscutibilmente dolorose: i pazienti isolati dalle famiglie, la componente umana così necessaria “non è stata considerata centrale durante la pandemia”. In effetti, nelle società che non davano valore alle cure, gli ospedali durante la pandemia hanno effettivamente peggiorato le cure: sovraffollamento, stress, accesso ridotto, sofferenza e morte in solitudine.

“Posso immaginare che alcuni dei miei colleghi medici, che hanno lavorato così duramente durante la pandemia, rifiuteranno questi argomenti, forse con irritazione” scrive Horton. “Ma Rothman non sta attaccando singoli medici o ricercatori. Al contrario, sta diagnosticando un sistema in cui la salute ‘non è distribuita in modo casuale ma è il prodotto di un mondo sociale’. Sta attaccando un sistema che opera al di fuori del controllo dei cittadini e il cui obiettivo è proteggere e accrescere i propri interessi economici”. L’autrice chiede un sistema che privilegi l’assistenza portandola fuori dall’ospedale e più vicino alla casa del paziente.

“È un appello a cui noi cittadini dell’impero biomedico dovremmo dare ascolto” conclude Horton.

Bibliografia
Rothman BK. The biomedical empire: lessons learned from the Covid-19 pandemic. Redwood City, CA: Stanford University Press, 2021.


Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre della rivista Recenti Progressi in Medicina, nelle pagine “Dalla letteratura” (Recenti Prog Med 2021;112(11):696-699).

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