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Lo scompenso cardiaco va male a scuola?

I cittadini europei con una scarsa scolarizzazione e un livello culturale basso corrono più rischi di essere ricoverati per uno scompenso cardiaco cronico nella loro vita, indipendentemente dal loro stile di vita. L’inquietante notizia arriva da uno studio apparso sull’ European Heart Journal.

Lo scompenso cardiaco, o insufficienza cardiaca, è una sindrome clinica (ovvero un insieme di segni e sintomi) in cui il cuore è incapace di pompare una quantità di sangue adeguata alle richieste metaboliche dell’organismo. Può essere acuto, e quindi manifestarsi improvvisamente come una emergenza cardiaca, o cronico, sviluppatosi a seguito di un processo che ha coinvolto il cuore richiedendo un certo periodo di tempo. L’invecchiamento generale della popolazione, la maggiore speranza di vita, l’aumentata sopravvivenza post-infarto ha portato ad un aumento della prevalenza dello scompenso cardiaco che si aggira intorno al 20-30 per cento in persone di età compresa tra i 70 e gli 80 anni.

I ricercatori danesi del Bispebjerg University Hospital di Copenhagen coordinati da Eva Prescott hanno monitorato 18.616 persone per ben 31 anni, dal 1976 al 2007, sottoponendole a intervalli regolari a test diagnostici per verificare l’eventuale insorgenza di diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, patologie cardiovascolari (ecocardiografia), registrando eventuali ricoveri ospedalieri e tenendo nel frattempo sotto controllo i loro stili di vita mediante questionari approfonditi. È emerso che le persone con più elevata scolarizzazione (almeno 10 anni di frequentazione scolastica) e con una cultura personale più vasta corrono un rischio inferiore del 39% di essere ricoverati per scompenso cardiaco; stesso dato (rischio -39%) di anomalie nel referto ecocardiografico).

“Questo è il più vasto studio mai realizzato che analizzi la relazione esistente tra i fattori socioeconomici e l’insorgenza di scompenso cardiaco” , afferma la Prescott, professoressa di Prevenzione cardiovascolare e riabilitazione alla Bispebjerg University. “I dati importanti che emergono sono due: il primo è che il chiaro gradiente socioeconomico nel rischio di sviluppare scompenso cardiaco non è spiegabile con le differenze di stili di vita, e quindi bisogna cercare altre spiegazioni, ad esempio il diverso accesso all’assistenza sanitaria. Il secondo è che i fattori socioeconomici influiscono sui referti ecocardiografici sia a livello della funzione diastolica sia di quella sistolica, che hanno percorsi diversi”.

Fonte: Christensen S, Mogelvang R, Prescott E et al. Level of education and risk of heart failure: a prospective cohort study with echocardiography evaluation. Eur Heart J 2010; doi:10.1093/eurheartj/ehq435.

david frati

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