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Lotta all’AIDS, meglio col proporzionale

Nonostante l’ impatto devastante dell’AIDS sullo sviluppo umano ed economico di alcune aree geografiche del mondo, pochissimo si è fatto finora per analizzare quanto e come la diversità dei sistemi politici influisca sulla risposta alla presenza di ingenti masse di cittadini HIV-positivi o affetti da AIDS sul proprio territorio. Ha provveduto uno studio pubblicato sull’European Journal of Political Economy.

Studi passati hanno rivelato che le dittature garantiscono il trattamento con terapie antiretrovirali (ART) in media al 21% dei pazienti HIV-positivi, mentre le democrazie arrivano a coprire in media il 50%, una differenza molto significativa. Ma oltre alla cruda distinzione tra regimi democratici e autoritari, esiste una differenza legata ai sistemi elettorali utilizzati nelle diverse democrazie, per esempio? Spiega Mogens K. Justesen, professore di Scienze Politiche all’Institut for Statskundskab della Syddansk Universitet di Odense, in Danimarca: “Prendendo in esame le strategie sanitarie dei Paesi nei quali è in corso un’epidemia di AIDS, si nota subito che i dati non necessariamente rispettano quelle che potrebbero sembrare logiche aspettative. E che le risposte ai bisogni sanitari generali della popolazione non sono sempre sovrapponibili alle strategie specifiche nell’ambito del trattamento dell’AIDS. Per capire i motivi di queste discrepanze occorre tenere presente che l’infezione da HIV in alcuni Paesi è diffusa prevalentemente in alcuni gruppi di pazienti, potenzialmente discriminati dal regime politico e dalla società civile – per esempio gli omosessuali – e che finché l’epidemia è diffusa in una parte minoritaria della popolazione (e quindi del parco-votanti) le forze politiche possono opportunisticamente sottovalutarne le necessità”.

Il ricercatore danese ha preso in esame 143 Paesi, industriali e in via di sviluppo, analizzando la disponibilità di terapie ART tra 2004 e 2007 e incrociando i dati con le caratteristiche politiche, definite mediante unità di misura specificamente utilizzate dagli studiosi internazionali di Scienze Politiche, l’Electoral contestation (che valuta quanto competitive sono le elezioni che portano all’instaurarsi dei vari regimi) e il Multiparty competition (che valuta la presenza di diverse forze politiche contrapposte). È emerso che le democrazie con sistemi elettorali proporzionali, più strutturalmente inclini a dare voce alle minoranze, rappresentano il sistema politico più efficiente nel dispensare terapia ART presso i pazienti HIV-positivi. Il fattore negativo più insidioso nel caso delle democrazie è risultato essere la corruzione, mentre la libertà d’espressione dei media sembra avere un impatto non così essenziale.

Spiega Justesen: “Questo ovviamente non significa affatto che la democrazia rallenti o arresti la diffusione del virus HIV. Significa solo che i sistemi democratici si dimostrano più efficienti nel gestire l’epidemia, come minimo garantendo un accesso più ampio alle terapie antiretrovirali. Un ruolo essenziale sembrano averlo i sistemi elettorali: col maggioritario i politici cercano il consenso della maggioranza (come in un certo senso accade nelle dittature), col proporzionale cercano di dare visibilità alle minoranze”.

david frati

Fonte
Justesen MK. Democracy, dictatorship, and disease: Political regimes and HIV/AIDS. European Journal of Political Economy 2012; 28:373-389 doi:101016/j.ejpoleco.2012.02.001

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