Non è soltanto un percorso di alta formazione specialistica. Per molti professionisti della sanità pubblica il Master universitario biennale di II livello in Epidemiologia dell’Università degli Studi di Torino rappresenta l’ingresso in una comunità scientifica destinata a durare nel tempo. Giunto alla sua XVI edizione (2027-2028), il Master raccoglie l’eredità del percorso promosso dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) tra il 1997 e il 2002 e continua a essere realizzato con il supporto dell’AIE, formando professionisti capaci di progettare, condurre e interpretare studi epidemiologici applicati ai principali ambiti della salute pubblica.
Il programma affronta l’epidemiologia generale e numerosi settori applicativi, dalla valutazione dei servizi sanitari all’attività clinica, dall’Health Technology Assessment alle problematiche ambientali e occupazionali, fino ai temi più emergenti, come gli effetti del cambiamento climatico sulla salute e la citizen science. Ma ciò che rende il Master un’esperienza peculiare è anche il modello formativo su cui è costruito: una forte componente residenziale, un accompagnamento continuo lungo due anni e un approccio dichiaratamente multidisciplinare.
“In queste quindici edizioni biennali del Master, che corrispondono a circa trent’anni di storia dal 1997 a oggi, abbiamo formato circa 250-300 studenti”, racconta Franco Merletti, dell’Università degli Studi di Torino. “La stragrande maggioranza continua a lavorare nella sanità pubblica, nelle università, nelle ASL e nei centri di ricerca, anche di eccellenza.”
Tra le storie che meglio raccontano il potenziale di questo percorso, Merletti cita quella di Andrea Baccarelli. Endocrinologo di formazione, si avvicinò all’epidemiologia proprio frequentando il Master. “Si è appassionato alla ricerca epidemiologica e statistica, poi è andato negli Stati Uniti e oggi è rettore della Harvard School of Public Health. È una storia di successo, ma soprattutto è la storia di una passione nata mentre frequentava il Master, all’interno di questo network di studenti, studentesse, docenti e tutor.”
Il concetto di network ricorre spesso quando si parla di questa esperienza formativa. Accanto all’acquisizione di competenze metodologiche, infatti, il Master favorisce la costruzione di relazioni professionali che spesso si trasformano in collaborazioni scientifiche.
Lo conferma Francesca Mataloni, ricercatrice dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ed ex studentessa del Master: “È stata un’esperienza che mi ha permesso di conoscere tante persone, fare amicizia, ma anche incontrare colleghi con cui ho poi collaborato. Ti permette di creare un network a livello nazionale con professionisti con cui probabilmente non avresti avuto occasione di lavorare e di confrontarti sulle rispettive esperienze.”
La costruzione di una rete professionale nasce anche dall’organizzazione stessa del percorso. A differenza di molti corsi post-laurea, il Master punta infatti sulla presenza e sulla continuità del rapporto tra studenti e docenti.
“Abbiamo scelto fin dall’inizio una filosofia completamente residenziale”, spiega Merletti. “Le attività didattiche si svolgono in dieci settimane in presenza: nulla online. Ma il percorso non si esaurisce nelle lezioni. Per ventiquattro mesi gli studenti sono accompagnati nello sviluppo del proprio progetto di ricerca, con una prima tesina al termine del primo anno e una tesi finale che deve trasformarsi in una pubblicazione scientifica.”
L’obiettivo non è soltanto trasmettere strumenti metodologici, ma accompagnare i partecipanti nella produzione di nuova conoscenza, seguendoli fino alla diffusione dei risultati della ricerca.
Un altro tratto distintivo del Master è la multidisciplinarietà. L’epidemiologia contemporanea richiede infatti competenze che vanno ben oltre la medicina e si fonda sul dialogo tra professioni e discipline diverse.
“Abbiamo sempre puntato sulla massima interdisciplinarietà”, sottolinea Merletti. “I medici non sono la maggioranza: tra i nostri studenti ci sono infermieri, sociologi, psicologi, statistici, filosofi della scienza. Credo che proprio questa multidisciplinarietà, sia degli studenti sia dei docenti, rappresenti uno dei principali punti di forza del Master.”
In un contesto in cui le sfide per la salute pubblica diventano sempre più complesse — dall’invecchiamento della popolazione agli effetti dei cambiamenti climatici, fino alla valutazione dell’innovazione tecnologica e organizzativa — la formazione epidemiologica assume un ruolo sempre più strategico. Farlo in un ambiente capace di coniugare rigore scientifico, ricerca, confronto interdisciplinare e costruzione di una comunità professionale è uno degli elementi che, dopo quasi trent’anni di storia, continua a caratterizzare il Master dell’Università di Torino.
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Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore
