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Medici inglesi in rivolta contro la riforma

La riforma del servizio sanitario inglese (NHS) proposta dal governo Cameron è alle prese con la crescente opposizione del mondo medico. Il blog di Politica sanitaria Salute Internazionale propone un approfondimento sul tema a firma di Gavino Maciocco del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università di Firenze.

Agli inizi di ottobre 2010 l’Associazione dei Medici Britannici (British Medical Association – BMA) ha preso una posizione ufficiale sul documento del governo presentato nel mese di luglio. La BMA, dopo aver espresso una valutazione positiva sulla volontà del nuovo governo di dare più spazio ai medici nella programmazione e nella gestione dell’assistenza sanitaria, conclude che questo elemento positivo è sovrastato, e alla fine oscurato, da altri di segno opposto.

Due sono gli aspetti su cui si concentrano le critiche:

1. L’approccio da “terra bruciata” (“slash-and-burn”) che caratterizza l’impianto della riforma, con “tagli arbitrari e politiche sconsiderate” (“arbitrary cuts and poorly considered policies”)

2. L’invadenza del mercato destinata a portare i medici a competere l’un contro l’altro, invece che a collaborare per il beneficio dei pazienti (“The outcome is likely to be providers and commissioning consortia pitted against each other rather than working together for the benefit of patients”). “L’insieme delle proposte – afferma il documento della BMA – rischia di minare la stabilità e il futuro a lungo termine del NHS”.

Un sondaggio effettuato alla fine di ottobre 2010 da Doctors.net.uk per conto della più importante istituzione di ricerca sanitaria britannica, il King’s Fund, rivela che solo un dottore su quattro ritiene che la riforma possa rendere migliore l’assistenza ai pazienti.

Un documento di analisi della proposta di riforma, prodotto dallo stesso King’s Fund, esprime meraviglia per l’approccio così radicale portato avanti dal governo, dal momento che la coalizione vincente, all’indomani delle elezioni, aveva promesso che non si sarebbero messe in cantiere ristrutturazioni del NHS (cosa che si è invece puntualmente verificata appena due mesi dopo). Secondo il King’s Fund gli obiettivi del governo (ridurre gli sprechi, dare più forza ai medici, mettere al centro i pazienti) si potrebbero meglio raggiungere lavorando sulle fondamenta esistenti.

Sul cambiamento del perno del NHS, dai Primary Care Trusts ai GP Commissioning Consortia, si concentrano le critiche di un recente editoriale di Lancet. Tale cambiamento, si legge nell’articolo, “mina uno dei meccanismi chiave attraverso cui il NHS riesce a garantire un pieno ventaglio di servizi indipendentemente dal luogo di residenza dell’assistito. I Primary Care Trusts sono responsabili per l’intera popolazione in una definita area geografica, non solo per i pazienti che sono iscritti in un determinato servizio. Questa responsabilità basata sulla popolazione consente una valutazione a lungo termine dei bisogni, la pianificazione e la committenza dei servizi per rispondere a quei bisogni, e la rendicontazione pubblica dell’uso delle risorse per quella popolazione. La proposta del governo abbandona il principio basato sulla popolazione; la committenza che sarà esercitata dai futuri consorzi dei medici di famiglia riguarderà solo gli assistiti iscritti con i medici di quel determinato consorzio all’interno di confini geografici amorfi e indefiniti. Verrà così meno la possibilità di programmare un’adeguata distribuzione geografica dei servizi per le comunità e le popolazioni locali”.

Un altro pericolo è rappresentato dagli incentivi finanziari legati al raggiungimento dei risultati di salute. Poiché è più facile ottenere questi risultati con popolazioni economicamente avvantaggiate, è prevedibile che i medici di famiglia e i vari provider focalizzeranno i loro sforzi nei confronti dei gruppi più benestanti e più sani, aumentando le possibilità di selezione dei pazienti e accentuando le diseguaglianze nella salute all’interno della popolazione.

Fonte: Maciocco G.I medici inglesi contro la riforma del NHS. Salute Internazionale 02/11/2010.

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