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Obbligo vaccinale, operatori sanitari, comunicazione del rischio

Il 23 novembre si è tenuto l’incontro “Obbligo vaccinale anti-covid per gli operatori sanitari: un sondaggio per comprendere le motivazioni di vaccinati e non vaccinati”, organizzato dall’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia sulla base di un’indagine nazionale condotta dall’Unità di Ricerca Qualitativa. L’indagine ha evidenziato una netta contrapposizione di pensiero sull’obbligo vaccinale tra i due gruppi.

Massimo Costantini, Direttore scientifico dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia ha dichiarato che “la partecipazione alla survey qualitativa, caratterizzata da molte domande aperte e impegnative, è stata considerevole e ha superato le aspettative”. Questo perché il sondaggio, raccogliendo e analizzando tutte le dimensioni di significato intorno agli aspetti centrali di una legge che ha posto la vaccinazione anti-covid obbligatoria per l’esercizio professionale, ha intercettato un tema caldo e molto sentito dagli operatori del settore.

Vediamo ora quali sono i risultati emersi dall’analisi del sondaggio che si è tenuta nel corso dell’incontro a cui ha preso parte, tra gli altri, Luca De Fiore, direttore generale del Pensiero Scientifico Editore.

Parlando di obbligo vaccinale per gli operatori sanitari , chiariamo subito che la norma che viene chiamata in causa è il decreto legge n. 44 del 1° aprile 2021 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da covid-19, in materia di vaccinazioni anti sars-cov-2, di giustizia e di concorsi pubblici”, convertito con la legge 28 maggio 2021, n. 76, che ha imposto agli operatori sanitari l’obbligo di vaccinarsi, pena possibili sanzioni disciplinari, cambi di mansioni fino alla sospensione dal lavoro.

Ad agosto 2021, il gruppo di ricerca dell’Unità di ricerca qualitativa dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia ha lanciato un sondaggio online con domande a risposta chiusa e aperta per sondare le opinioni dei professionisti sanitari in merito agli aspetti-chiave del decreto: imposizione del vaccino, sicurezza dei luoghi di lavoro, libertà personale, tutela della salute pubblica, sanzioni. Al sondaggio hanno risposto 4mila 667 operatori sanitari, provenienti da tutte le regioni italiane, tra medici (44%) e infermieri (26%). Il 67% di coloro che hanno risposto al sondaggio è di genere femminile e per l’80% esercita la propria professione da oltre 10 anni, con rapporto di lavoro dipendente (70%) e in contesto pubblico (73%).

Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale,  l’87% di chi ha risposto ha aderito alla proposta di vaccinarsi prima della introduzione dell’obbligatorietà, mentre il 10% ha dichiarato di non avere aderito per scelta e il 3% di non averlo fatto per motivi medici. La maggioranza di coloro che non hanno aderito per scelta ha confermato la volontà di non ricorrere al vaccino anche dopo l’introduzione dell’obbligo.

Sulla maggior parte degli argomenti toccati dal sondaggio, le opinioni di chi si è vaccinato e di chi non si è vaccinato divergono in maniera radicale.

La maggioranza di chi ha risposto, avendo fatto il vaccino, giustifica l’obbligo con motivazioni di tipo valoriale ed etico: il 91% ritiene che l’obbligo contribuisca a garantire la sicurezza sul luogo di lavoro, l’82% pensa che rispetti la libertà individuale, il 93% che contribuisca a tutelare la salute pubblica. Infine, chi ha fatto il vaccino ha messo in evidenza una sostanziale incompletezza della misura, facendo riferimento alla necessità dell’obbligo universale di vaccinazione.

La visione di coloro che hanno partecipato al sondaggio senza essersi vaccinati è completamente rovesciata: la maggioranza di essi esprime contrarietà alla norma, ritenuta incostituzionale e antidemocratica; un terzo dei non vaccinati ritiene, inoltre, che l’obbligo vaccinale sia una strategia errata perché antiscientifica; il 90% pensa che l’obbligo non garantisca sicurezza sul luogo di lavoro; il 95% che non rispetti la libertà individuale; il 94% che non contribuisca a tutelare la salute pubblica. Infine, per alcuni, la norma rappresenterebbe addirittura una minaccia perché farebbe aumentare l’emergere di varianti.

Tra i risultati che emergono dall’analisi dei dati del sondaggio, ve n’è uno particolarmente interessante che consiste nell’insieme dei punti di contatto tra i due gruppi, dei favorevoli e dei contrari all’obbligo vaccinale.

I punti di contatto che rendono le posizioni in parte sovrapponibili sono: i dubbi riguardanti la legittimità della norma e la sua conformità ai principi costituzionali (la pensa così un sesto dei vaccinati); la convinzione che la norma comporti una riduzione della percezione del rischio (l’obbligatorietà vaccinale sul luogo di lavoro abbasserebbe la soglia di attenzione sul rispetto delle norme di sicurezza); l’aumento della conflittualità tra colleghi e il conseguente deterioramento del clima lavorativo, a causa della contrapposizione tra i due fronti;  i dubbi riguardo alle sanzioni per i non vaccinati, che rappresentano per entrambi i gruppi un umiliante atto di forza, che ove necessario viene comunque percepito come eccessivo anche da molti vaccinati.

Dall’analisi dei risultati del sondaggio, da cui emerge grande varietà e difformità dei modi di intendere la professione sanitaria in relazione all’etica pubblica, sanitaria e individuale,  – come ha spiegato Luca Ghirotto, responsabile dell’Unità di ricerca qualitativa dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia – si evince l’importanza fondamentale di una comunicazione del rischio efficace.

Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

Commento

  1. Giorgio Dobrilla 24 Novembre 2021 at 16:58 Rispondi

    Sintesi ottima ed efficace. Cercherò di citarla insieme al nome dell’Autrice della rivista.

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