Con l’avvio di Ottobre Rosa, il mese dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce dei tumori al seno, torna al centro dell’attenzione il tema degli screening oncologici. Nel Lazio, anche per il 2026, la Regione amplia per tutto il mese di ottobre l’offerta della mammografia gratuita alle donne tra i 45 e i 49 anni, che si aggiungono alla fascia 50-74 anni già prevista dal programma regionale di screening.
Un’occasione concreta per parlare di prevenzione, ma anche per interrogarsi su che cosa significhi davvero prevenire. È proprio da questa domanda che prende le mosse Guida critica alla prevenzione di Renato Luigi Rossi, un volume che invita a guardare alla medicina preventiva con gli strumenti dell’evidence-based medicine, senza dare per scontato che a un maggior numero di controlli corrisponda automaticamente una maggiore salute.
La prevenzione è ormai una componente essenziale della medicina contemporanea: screening, vaccinazioni, attività fisica, alimentazione, riduzione del consumo di alcol e fumo sono entrati stabilmente nella nostra idea di salute. L’intuizione alla base è semplice: se una malattia può essere individuata prima che provochi sintomi, perché aspettare?
Ma la medicina preventiva è più complessa. Un esame può produrre un falso positivo, dando avvio a ulteriori accertamenti; uno screening può individuare un’alterazione che non avrebbe mai causato problemi; una diagnosi più precoce non coincide necessariamente con un miglioramento della sopravvivenza o della qualità di vita. E la capacità delle tecnologie diagnostiche di trovare anomalie sempre più piccole può aumentare senza che aumenti nella stessa misura la possibilità di migliorare gli esiti di salute.
È qui che entra in gioco uno dei concetti centrali del libro: la sovradiagnosi, cioè l’individuazione di condizioni che, se non fossero state diagnosticate, non avrebbero prodotto sintomi né conseguenze nel corso della vita della persona. Il rischio è che la ricerca della malattia trasformi una persona sana in un paziente, esponendola a nuovi esami, trattamenti, ansie e costi.
Per Rossi, questo non significa mettere in discussione il valore della prevenzione o degli screening. Significa piuttosto valutarli sulla base delle prove disponibili, considerando ogni volta il rapporto tra benefici e possibili danni e chiedendosi a chi un determinato intervento sia realmente utile e in quali condizioni.
La questione riguarda quindi anche la mammografia e, più in generale, tutti gli interventi di diagnosi precoce. L’obiettivo di una prevenzione appropriata non è moltiplicare indefinitamente gli esami, ma comprendere che cosa possiamo aspettarci da ciascun intervento, quali siano i suoi benefici e quali i suoi limiti.
Nel volume trovano spazio i principali ambiti della prevenzione, dagli stili di vita alle vaccinazioni, dagli screening oncologici ai problemi legati ai falsi positivi e alla sovradiagnosi. Il filo conduttore è la necessità di utilizzare epidemiologia, probabilità e qualità delle evidenze per trasformare la grande quantità di informazioni e possibilità offerte dalla medicina contemporanea in decisioni appropriate e proporzionate.
In una sanità sempre più capace di misurare, diagnosticare e intervenire, diventa allora importante non solo sapere quando fare qualcosa, ma anche comprendere quando un intervento può offrire benefici limitati o esporre a conseguenze indesiderate.
Guida critica alla prevenzione non è dunque una guida “contro” la prevenzione, ma uno strumento per comprenderla meglio. Per medici e professionisti sanitari, ma anche per cittadini e pazienti, il libro propone un approccio che mette al centro la valutazione critica delle prove e la partecipazione consapevole alle decisioni sulla propria salute.
Perché una buona prevenzione non promette di eliminare ogni rischio. Cerca piuttosto di capire, caso per caso, quali rischi valga davvero la pena affrontare e quali interventi possano produrre il beneficio più rilevante per le persone.
Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore

