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Parto cesareo, quando serve

Gli ultimi episodi di cronaca fanno riflettere sulla tendenza da parte dei medici ad optare per il parto cesareo, preferendolo al naturale, e sul fatto che non sia sempre la scelta più corretta.

Secondo i dati registrati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si è passati dal 4,9% dei cesarei registrati nel 1993-94 al 20,4% del 2001-02.

L’evoluzione sociale e la presenza di servizi sanitari più all’avanguardia ci fornisce sicuramente una chiave di lettura del fenomeno, ma quali possono essere gli altri i fattori che incidono sulle scelte dei medici?

Innegabile è quello economico: le strutture ospedaliere percepiscono dalle Regioni un rimborso aggiuntivo di 1.139,64 euro per ogni parto cesareo, oltre a quello previsto per il naturale, che ammonta a 1.318,64 euro. A questo si aggiunge la praticità per il ginecologo di poter programmare l’evento, riducendo l’impatto sulla sua vita lavorativa e privata.

Infine, vi è la paura per le mamme di subire le sofferenze del travaglio. “Perché soffrire inutilmente?”: dilemma che accompagna la donna nel corso della sua gravidanza, spingendola ad anteporre la propria paura alla sicurezza personale e del bambino.

Ma quali sono i rischi legati al cesareo al confronto con il parto naturale?

Il Ministero della Salute rende noto, in seguito all’indagine mossa dall’Agenas – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali sugli abusi di tale pratica, che sottoponendosi al cesareo si va incontro a un rischio triplo di decesso per via delle complicanze anestesiologiche, con possibilità di lesioni vescicali e/o ureterali fino a 37 volte maggiore o perfino la rottura dell’utero in una successiva gravidanza, la cui probabilità aumenta di 42 volte.

Si evince dunque che la scelta di optare per questa tecnica chirurgica debba poggiare su condizioni reali e necessarie, come, ad esempio, la posizione podalica del feto o la sofferenza di quest’ultimo e/o della madre.

Ma anche in questo caso i dati ci pongono di fronte a qualche dubbio. “La posizione anomala del feto”, come mostra la stessa indagine dell’Agenas, su un campione di 3.273 cartelle cliniche di 78 strutture ospedaliere pubbliche e private accertate, è stata riscontrata in alcune regioni con una frequenza superiore al 20%, raggiungendo picchi del 50%, al confronto con il livello medio nazionale che è dell’8%.

Come combattere questa condotta “scorretta”? Sicuramente sensibilizzando i medici su comportamenti più appropriati, ma anche promuovendo un lavoro dal basso, partendo dalle donne, le future mamme. Ad esempio, informandole sul tipo di parto più appropriato alla loro situazione .
Parallelamente, promuovendo l’epidurale che può rivelarsi un ponte tra la salute e la paura di soffrire, dando alla donna la possibilità di avvicinarsi con più serenità alle dinamiche del parto.

francesca del monaco

Fonte
Problemi di validità delle informazioni contenute nelle SDO con procedura di parto cesareo. Controllo cartelle cliniche. Ministero della Salute, 18.01.2012

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