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Peer review: i referee sono ’troppo buoni’?

Il processo di peer-review non è più in grado di garantire la qualità dei lavori scientifici che arrivano alla pubblicazione? Lo suggerisce uno studio pubblicato su PLoS One, che rivela come i referee delle riviste medico-scientifiche siano in media più ‘buoni’ dei direttori delle riviste quando si deve giudicare un lavoro proposto.I ricercatori dell’University of California Davis di Sacramento coordinati da Richard L. Kravitz hanno preso in esame 2264 manoscritti sottoposti al Journal of General Internal Medicine (JGIM) inviati successivamente a 2 o 3 referee ciascuno, per un totale di 5881 revisioni effettuate da 2916 referee: il 28% delle revisioni proponeva la non pubblicazione del lavoro, ma il tasso di articoli rifiutati alla fine – dopo l’intervento di direttore e redazione – è salito al 48% (quasi il doppio). Interessante notare che persino nei casi nei quali tutti i referee avevano proposto la pubblicazione, il 20% degli articoli sono stati bocciati dal direttore. Commenta William Tierney dell’Indiana University-Purdue University di Indianapolis: “Dobbiamo migliorare l’affidabilità del processo di peer review aiutando gli editor – che hanno la responsabilità di dire l’ultima parola sulla pubblicazione o meno di un lavoro – a conoscere meglio le limitazioni delle raccomandazioni dei referee. La ricerca pubblicata sta diventando un fattore sempre più significativo nel dialogo scientifico. I medici e gli addetti ai lavori non sono più gli unici a leggere gli studi clinici: anche i pazienti e i loro familiari o amici hanno regolarmente accesso alla letteratura medica, e questo rende il processo di revisione ancora più importante, perché la peer review garantisce una essenziale funzione di filtro allo scopo di assicurare che solo la ricerca di alta qualità sia pubblicata”.

Fonte:
Kravitz RL, Franks P, Feldman MD, Gerrity M, Byrne C et al. Editorial Peer Reviewers’ Recommendations at a General Medical Journal: Are They Reliable and Do Editors Care? PLoS ONE 2010; 5(4):e10072 doi:10.1371/journal.pone.0010072.

david frati

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