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Per guarire bisogna mettere le mani in pasta

I disturbi del comportamento alimentare sono sempre più frequenti anche sotto i 12 anni e spesso esprimono un forte disagio del bambino. Nel suo nuovo libro Laura Dalla Ragione mette in chiaro le cose: per affrontare i disturbi alimentari dei bambini occorre mettere “le mani in pasta”, affrontando il disagio psicologico e relazionale e i problemi diretti con il cibo.

È appena stato pubblicato il nuovo libro di Laura Dalla Ragione: Le mani in pasta. Riconoscere e curare il Disturbo selettivo dell’alimentazione in infanzia e prima adolescenza. Il testo,  scritto insieme a Paola Antonelli, si rivolge a educatori, pediatri e operatori della salute con l’obiettivo di rispondere a due interrogativi pressanti e ricorrenti: “ Come si possono riconoscere le diverse espressioni delle patologie legate al comportamento alimentare?” e “Come si può intervenire per aiutare i bambini e le loro famiglie nella difficile ricostruzione di un rapporto sereno con il cibo?” Il titolo si riferisce a un trattamento in cui si usa il cibo come mediatore di relazione: madri, padri, bambini giocano con i terapeuti, in gruppo, mettendo le mani in pasta per rinnovare relazioni che la patologia del cibo ha interrotto. Questo perché nel contesto contemporaneo in cui ci troviamo, il rapporto con il cibo – come rileva Marino Niola nella prefazione al volume – è diventato “il grande trasduttore di codici, il signifiant flottant di un’inquietudine epidemica che ha nella tavola la sua scena primaria”.

Tenendo conto che il piacere del cibo è più di ogni altro accessibile ed economico e che intorno ad esso si consuma tutta la lotta tra l’atavica spinta edonistica insita nel sistema vivente e la paura, tutta contemporanea,  di morire a causa dei rischi di salute correlati al cibo, si comprende facilmente come in determinate condizioni possa scattare una sorta di corto circuito tra i cosiddetti piaceri della carne e la riprovevole mancanza di virtù di coloro che, semplicemente nutrendosi, a questi piaceri dimostrano di assoggettarsi. Al mondo d’oggi, dire a una persona che è dimagrita equivale a farle un complimento. Ed è proprio a partire da questo rovesciamento di senso che si possono innescare i disturbi del comportamento alimentare. Quando, cioè, l’atto del nutrimento smette di realizzare l’istinto della sopravvivenza e si trasforma in un codice attraverso il quale esprimere il disagio emotivo.

Prendendo ancora in prestito le parole di Marino Niola, non possiamo fare altro che concludere affermando che Le mani in pasta costituisce un’arma decisiva per individuare e combattere i fattori che rischiano “di trasformare una patologia in un circolo iniziatico. Glamour e ferale al tempo stesso. Perché se prevenire è meglio che curare, in questa guerra necessaria, riconoscere è meglio che curare. E per farlo bisogna avere le mani in pasta.”

Erica Sorelli
Ufficio stampa
Il Pensiero Scientifico Editore

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