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Prevenire un suicidio, è davvero possibile?

Si è impiccata nel bagno della scuola, con una corda: una studentessa 17enne al quarto anno di un Istituto professionale vicino Roma, ha deciso di dire addio alla vita con un laconico messaggio lasciato su Facebook: “Paradiso arrivo”.
Tranquilla, un po’ timida, ultimamente era ossessionata dalle diete, dicono gli amici. Ma nulla faceva presagire il terribile gesto.

“Era innamorata di un ragazzo che non decideva se voleva stare con lei o no, si dispera il padre, ancora sotto choc, ma non per questo si fa una cosa del genere. Era stanca di vivere. Era depressa, stava sempre a dieta perché si vedeva sempre grassa. Ma è una cosa normale a quell’età”.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2020, la depressione, anche quella giovanile, sarà la seconda causa di disabilità nel mondo e la letteratura scientifica evidenzia che il 90% delle persone che commettono un suicidio ha un disturbo psichiatrico e che la maggior parte di queste soffre di depressione.

“Il carattere di imprevedibilità attribuito al comportamento suicidario”, spiegano gli specialisti del Gruppo di Ricerca-intervento sulla depressione e suicidio (GRIDS) è in parte dovuto alla scarsa conoscenza di fattori, segni di crisi e di richiesta di aiuto che le persone con intenzionalità suicidaria manifestano, e alla scarsa attenzione di conseguenza dedicata ad esse“.
Il ruolo dei medici di base è di fondamentale importanza, continuano gli esperti, per il riconoscimento dei fattori di rischio suicidario e per un intervento immediato. In particolare è importante dedicare alla persona che si vede in difficoltà tutto il tempo necessario perché possa esprimere le sue emozioni e le sue paure in modo da riuscire a cogliere quei segnali che possono salvare una vita.

Fonte: Gruppo di ricerca e intervento sulla depressione e il suicidio (GRIDS). Prevenzione della depressione e del suicidio. Programma di intervento integrato con il coinvolgimento dei medici di medicina generale.

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