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Prevenzione oncologica: quale comunicazione?

Le campagne di sensibilizzazione per la diagnosi precoce delle patologie neoplastiche si sono per molto tempo affidate ai potenti strumenti della comunicazione persuasiva nel tentativo di convincere i cittadini a sottoporsi agli screening periodici.

Facendo leva su sentimenti “forti” quali timore, senso di colpa e responsabilizzazione personale si mirava a enfatizzare la nostra vulnerabilità offrendo al tempo stesso una speranza correlata a possibili strategie di controllo.

Questa impostazione, pur avendo ottenuto negli anni una buona risposta in termini di adesione ai programmi di prevenzione, sembra oggi evidenziare alcuni limiti che potrebbero nel lungo periodo minarne l’efficacia.

In che direzione muoversi quindi? Quali sono le zone grigie da colmare? Il delicato argomento è oggetto di un interessante intervento sulle pagine del New England Journal of Medicine.

“La comunicazione così come concepita nel recente passato seguiva un modello tipico del marketing tradizionale”, spiegano gli autori. Messaggi ad alto impatto venivano quindi preferiti a contesti che privilegiassero la chiarezza e l’informazione.

“Riteniamo che l’intento delle campagne per la prevenzione oncologica debba invece essere quello di fornire al cittadino indicazioni sempre più dettagliate, basate su dati ed evidenze e su una trasparente esposizione dei benefici e degli eventuali rischi dei test“, continuano i ricercatori.

Una comunicazione finalizzata cioè a sviluppare decisioni sempre più consapevoli.<br>

Quale esempio di un corretto approccio al problema viene riportato il caso del documento informativo sui test di screening per il tumore del polmone recentemente stilato dal National Cancer Institute in collaborazione con il National Lung Screening Trial.
La breve guida, oltre a dettagliate spiegazioni “tecniche”, indica in che modo lo screening ha dimostrato di essere efficace, presentando i risultati emersi in tal senso da alcuni studi randomizzati.

Una comunicazione evidence-based che, concludono gli autori, dovrebbe essere attuata per ogni tipo di test.

Fonte
Kramer BS, Schwartz LM, Woloshin S, et al. Cancer screening campaigns, getting past uninformative persuasion. N Engl J Med 2012; 367:1677-1679.

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