In primo piano

Quale gestione per il post-infarto?

La protezione del paziente dopo un episodio coronarico acuto è un passo obbligato. Considerata la frequenza degli eventi e il rischio elevato di recidive, la comunità cardiologica internazionale si è confrontata negli ultimi anni assai spesso sulla questione; sono state dunque formulate linee guida e percorsi clinico-terapeutici che orientano il cardiologo nella gestione della fase di post-malattia. Ma cosa sappiamo di quanto accade “a valle” della prescrizione?
Alla domanda risponde uno studio presentato al congresso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e condotto su un database assai numeroso, composto da pazienti afferenti ad ASL di diverse Regioni italiane, per un totale di oltre 9 milioni di assistiti.

Il post-infarto è un problema a carattere soprattutto geriatrico, ha spiegato Aldo Maggioni; circa il 57 per cento dei pazienti ha più di 70 anni. Gran parte dei pazienti lascia l’ospedale con una prescrizione articolata, che comprende statine, betabloccanti, antipertensivi e antiaggreganti. Ma quanti malati seguono con scrupolo le indicazioni del medico? “Solo un paziente su 2 assume la statina stabilmente, cioè trascurando meno del 20 per cento delle dosi”, osserva il coordinatore dello studio. “L’aderenza, prosegue Maggioni, è maggiore nei casi in cui il paziente ha sofferto episodi di malattia più evidenti, arrivando al 66 per cento”. C’è il sospetto – che resta tale dopo la ricerca – che alcune statine possano provocare una percentuale più alta di abbandoni del farmaco; i principi attivi indiziati sarebbero Simvastatina, Pravastatina e Lovastatina. Raro è anche il passaggio da un dosaggio più elevato ad uno più blando (anche se non meno efficace), nel corso dei 12 mesi successivi. Lavorare sui database è una eccellente opportunità, commenta Stefano Savonitto, del Dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano. “A bravi ed esperti ricercatori devono però far riscontro clinici altrettanto capaci a interpretare i dati in maniera utile per il quotidiano.” Ma anche un altro elemento preoccupa Savonitto: “I database sono affidabili? Nella nostra esperienza, non poche Sindromi Coronariche Acute sono registrate in modo improprio o scompaiono per effetto di patologie concomitanti sofferte dallo stesso paziente”…

Fonte: 41° Congresso Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) Firenze, Fortezza da Basso, 19 – 22 maggio 2010.

carlo fudei

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.