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Quando la salute è un diritto: il racconto della lunga storia del medico stipendiato

Chi deve pagare il medico che cura chi non può permetterselo? Da questa domanda prende le mosse il libro di Franco Lupano “Stipendiare moderatamente un medico”, in libreria in questi giorni, in cui l’autore, medico e storico della medicina, esplora il triangolo formato da medico, amministrazione pubblica e assistiti.​

Chi dovrebbe curare i poveri, se non i medici pagati con denaro pubblico? È una domanda sorprendentemente antica: non arriva da un attivista del Sessantotto o da un riformatore ottocentesco, ma da un editto romano del 368 d.C., incluso nel Codice di Giustiniano. In quel testo si afferma che i medici pubblici dovrebbero “onestamente obbedire ai poveri piuttosto che servire indegnamente i ricchi”.

Stipendiare moderatamente un medicoParte da qui il libro di Franco Lupano, medico e storico della medicina, pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore Stipendiare moderatamente un medico, un viaggio nella storia – e nelle contraddizioni – della medicina pubblica, a partire dalla figura del medico condotto, antesignano del moderno medico di famiglia.

Lupano esplora un sistema che ha attraversato i secoli: un triangolo formato da medico, amministrazione pubblica e assistiti – questi ultimi per secoli identificati soprattutto nei poveri. La domanda che percorre tutto il saggio è tanto semplice quanto attuale: chi deve pagare il medico che cura chi non può permetterselo? Un interrogativo che, ieri come oggi, rivela tensioni politiche, etiche ed economiche.

Già nel Duecento i Comuni italiani iniziano a stipulare contratti con medici “condotti”, dal latino conducere, cioè assumere. La loro distribuzione è tutt’altro che omogenea, spesso dipende dalle casse comunali, ma rappresenta comunque un modello precoce e originale rispetto al resto d’Europa. In Francia, ad esempio, bisogna attendere il 1777 per l’obbligo dei bureaux de charité in ogni parrocchia; in Inghilterra, fino al XIX secolo, l’assistenza nelle campagne è sporadica e affidata al medico più economico. L’Italia si rivela pioniera. Lupano cita come esempio Chivasso, che già nel 1470 inserisce il medico tra le figure indispensabili per la comunità, accanto al predicatore e al maestro.

Nonostante l’importanza storica e sociale, il medico condotto è rimasto in ombra nella storiografia, più celebrato nella letteratura e nei ricordi familiari che negli studi accademici. Lupano riporta alla luce la figura spesso idealizzata di questo professionista: vicino alla gente, a volte malpagato, ma essenziale. Un ruolo che ha resistito nei secoli, fino a trasformarsi nel medico di medicina generale introdotto con il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel capitolo finale, l’autore affronta anche la ferita ancora aperta della pandemia da Covid-19. Ricorda come proprio i medici di base siano stati tra i più colpiti – oltre un terzo dei medici deceduti erano medici di famiglia – e come la sanità territoriale, già fragile, sia stata messa sotto pressione, perdendo in pochi mesi molte delle conquiste sulla relazione medico-paziente, sul contatto umano, sulle visite domiciliari.

Eppure, non tutto è perduto: il libro si chiude con un appello alla responsabilità condivisa tra cittadini, istituzioni e professionisti della salute. Il medico condotto del passato, con la sua missione pubblica, può diventare un simbolo per ripensare la medicina del futuro.

Stipendiare moderatamente un medico non è solo un saggio storico. È un libro per capire il presente, un invito a riflettere sul senso profondo dell’assistenza sanitaria, sulle radici del diritto alla salute e sul ruolo centrale – e spesso dimenticato – della medicina primaria. In un’epoca in cui la sanità pubblica è messa a dura prova, recuperare il significato di quella “moderata” ma stabile retribuzione al medico al servizio della comunità è un atto non nostalgico, ma profondamente politico.

Il volume si rivolge a storici, operatori sanitari e cittadini curiosi: chiunque voglia capire come siamo arrivati fin qui – e dove potremmo andare, se scegliamo di non dimenticare.

 Erica Sorelli
Ufficio Stampa Il Pensiero Scientifico Editore​

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