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Quando l’aria fa male…

L’aria che respiriamo è inquinata di sostanze che aumentano non solo il rischio di malattie respiratorie e di infarto ma anche di altri problemi di salute. La scorsa settimana, l’International Agency for Research on Cancer ha comunicato che il particolato e altri inquinanti atmosferici outdoor rientrano nel gruppo delle sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo. Una classificazione che è stata valutata sulla base delle evidenze raccolte negli anni sulla stretta relazione tra questi agenti e l’insorgenza di tumori. Non da ultime le evidenze dell’ampio studio di coorte europeo ESCAPE che aveva calcolato un maggior rischio di tumori polmonari associato all’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico, anche a livelli inferiori a quelli stabiliti dall’Unione europea.

Lo studio ESCAPE (a cui ha partecipato il Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio) ha fornito ora sul Lancet Respiratory Medicine nuovi dati sugli effetti dell’esposizione all’inquinamento durante la gravidanza. L’analisi dei dati raccolti in 12 paesi europei relativi a 74 mila donne che hanno partorito tra il 1994 e il 2011 ha dimostrato una stretta relazione tra esposizione agli inquinanti atmosferici e basso peso alla nascita.

Si aggiungono dunque nuove conferme degli effetti nocivi sulla salute dei cittadini di un ambiente inquinato e del riscaldamento globale, nonché del valore dell’epidemiologia ambientale nel fornire dati da tenere in considerazione nelle politiche ambientali e sanitarie e nell’individuare quei sottogruppi di popolazione più a rischio sui quali poter attuare degli interventi di prevenzione.

In questa direzione si stanno muovendo diversi progetti che il Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio sta conducendo con partner internazionali. Come ad esempio lo studio
multicentrico MED-PARTICLES che ha riscontrato un’associazione tra le particelle fine e grossolane aerodisperse e la mortalità per cause naturali e cardio-respiratorie nell’area del Mediterraneo (PDF: 210 Kb).

Un altro interessante progetto del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio riguarda invece gli effetti del caldo sulle nascite pretermine. I risultati mostrano un effetto del caldo sulla probabilità di nascita pretermine per esposizione avvenuta fino a tre giorni prima del parto. Ad un aumento di 1 grado di temperatura percepita corrisponde un incremento di circa il 2% nel numero medio di parti pretermine (PDF: 260 Kb).

laura tonon

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XXXVII Convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia
Roma, 4-6 novembre
Il programma (PDF: 350 Kb)

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